Analisi

Cambia l’allenatore, i problemi restano! Giusto dare il Milan ai milanisti? La crisi è soprattutto mentale

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Mi è stato chiesto, dal mio caporedattore di scrivere un pezzo di analisi sulla situazione del Milan. Francamente, e sono assolutamente sincero, credetemi, quando mi sono seduto alla scrivania davanti al pc ed ho cominciato e rimettere insieme le idee, stranamente mi è venuto (quasi) da ridere perché pur con tutta la buona volontà del caso, non riuscivo a trovare nulla a cui aggrapparmi per dar corpo ad una disamina la più fedele, logica e intelligente possibile all’infelice momento – diciamo così! – della società rossonera. Già era difficile prima, nel corso della gestione Montella, trovare dei punti di convergenza per trattare l’argomento, figurarsi ora con Gattuso in panca e le cose che, dal mio punto di vista, si sono ulteriormente e inevitabilmente complicate. Vabbè, comunque devo farlo e allora ci provo.
 
Lasciamo perdere, per carità cristiana, le vicende puramente societarie (le voci pesanti, insistenti e destabilizzanti sulla proprietà, l’Uefa e il Voluntary Agreement, ed altri ammennicoli del genere) e prestiamo invece più decisa attenzione alle sorti di squadra e campo. Okay. E allora partiamo dal recente passato, prendendo atto che, ad un certo punto della stagione, si è voluto cambiare drasticamente rotta perché, si affermava, il fragile vascello milanista stava navigando in acque infide e pericolose e dunque era necessario, quanto più urgente, riportarlo verso lidi più tranquilli. Una operazione teoricamente senza eccessivi rischi, ma proprio perché si doveva tornare verso una “normalità” conclamata, si sarebbe dovuto avere maggiore accortezza e non consegnare tout-court, dalla sera alla mattina, un gruppo pressoché disomogeneo e in balia degli eventi, alla insipienza distruttiva di un allenatore (o presunto tale!) senza esperienza e privo del necessario bagaglio (o pedigrèe, fate voi…) tecnico-tattico. 
 
Invece, detto fatto… E i risultati sono lì sotto gli occhi di tutti. E’ vero, il buon Ringhio, ha avuto poco tempo per lavorare e tentare di far valere le proprie idee, ma in verità, di quali idee trattasi? La squadra è sempre quella, gli interpreti altrettanto. E allora? Tatticamente nulla è mutato perché nulla doveva – o poteva – mutare. Via Montella, il Milan ai milanisti…, si è urlato da più parti. E la dirigenza – bontà sua! -, per non farsi trovare spiazzata, ha deciso, si troppo generosamente, di rincorrere la piazza. Ma quella era una scelta già ampiamente sperimentata, con Seedorf prima, Pippo Inzaghi poi e Brocchi in ultima analisi che, puntualmente, hanno fallito. Perchè dunque volersi fare ancora inutilmente del male? D’accordo che al peggio non c’è mai fine, ma doversi flagellare i “gioielli di famiglia” per dar retta al… popolo, mi sembra francamente eccessivo. Però lo si è voluto fare sperando di trovare la giusta contraria alla crisi di gioco e al malessere generale ma così, dalle prime risultanze, pare non essere.
 
Ora qualcuno, senza senso, torna a caldeggiare la rentrée dell’Aeroplanino. Follia? Forse non lo si doveva allontanare preventivamente per tentare di dare “una svolta”, un “colpo d’ala”, una sferzata al gruppo. O no? Adesso serve calma e riflessione per non mandare il cervello definitivamente all’ammasso e peggiorare ulteriormente le cose. Perché già nel prossimo turno di campionato, a San Siro, arriverà, ospite, il Bologna di Roberto Donadoni, un avversario ostico e fastidioso per questo Milan tutt’altro che irresistibile. Come giocheremo? Beh, come al solito, ovviamente. Perché, al momento, in casa rossonera le idee (ammesso che ce ne siano!) sono davvero poche e scontate. Non c’è da fare voli pindarici per provare a dare soluzioni immaginifiche tali consentire al Milan di uscire a breve da questa crisi. Perchè non ci sono… Questa è una crisi essenzialmente mentale e di personalità.
 
Le pessime prestazioni fin qui disputate e i negativi risultati sono soprattutto la diretta conseguenza di un gruppo per nulla coeso e diversamente spaccato che si riflette, come detto, appunto, sulla situazione generale. Qui, più che il cambio d’allenatore, serve uno psicologo o un taumaturgo  oltre ad un paio di “pezzi da novanta” per tornare ad essere alti, belli e con gli occhi azzurri. Come un tempo… Ma nell’attesa di trovare l’elemento giusto, serve non perdersi d’animo e continuare a lottare. Se non basta, vestire addirittura i panni della provinciale, col coltello tra i denti e senza fronzoli scendere in campo e dare battaglia. Ma il Milan per sua natura è in grado di fare questo? Ho forti dubbi in merito, ma non c’è altro da fare. Oppure i pericoli si accumuleranno, i disagi pure e alla fine potremmo anche trovarci in una situazione del tutto inaspettata, imprevista e imprevedibile. E allora sì che saranno guai seri. Non c’è da scherzare! 

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