Analisi

Inchiesta Milan: quante incongruenze! Ha davvero senso continuare a credere a queste voci?

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Yonghong è insolvente! Questo il fulmine a ciel sereno della mattinata odierna. Sarà tutto vero? Intanto si aspetta una risposta – non obbligata – da parte dei massimi esponenti rossoneri.

L’entusiasmo della vittoria per 1-0 contro la Sampdoria era ancora vivo nelle menti dei tifosi milanisti questa mattina. Eppure la notizia che ha fatto scalpore è ribalzato in ognidove. Carta stampata (lanciata dal Corriere della Sera), siti online, portali tematici… e chi più ne ha più ne metta. D’altro canto anche i social si sono scatenati, in particolari i tifosi rossoneri. C’è chi parla di ennesimo attacco nei confronti del Milan che “inizia a dare fastidio” o chi richiama alle elezioni del 4 marzo, vedendolo come ennesimo tentativo di screditare Silvio Berlusconi. La risposta ufficiale del Milan – che, chiariamo, non è obbligatoria, tutt’altro – non è arrivata. Proviamo, per quanto in nostro possesso, a fare chiarezza su quanto uscito oggi tra le pagine del Corriere della Sera.

LE “FAMOSE” MINIERE DI FOSFATO… O FOSFORO?

Andando ad analizzare il contenuto presente nella pagine dell’edizione odierna del CorSera, si parla di tali “miniere di fosfato“. Al momento dell’acquisizione del Milan, Yonghong Li – stando a quanto si apprende da un articolo di Calcio e Finanza – sarebbe stato il proprietario di miniere di fosforo. Piccolo errore che denota scarsa conoscenza chimica: il fosforo non si trova in natura se non sotto forma di fosfati.  Quindi dal secondo si ricava il primo e non viceversa. Quando si parla di miniere, si fa sempre riferimento al prodotto finale; in questo caso al fosforo. Piccola imprecisione, niente di più. La cosa che ha dell’incredibile riguarda la proprietà del presidente cinese. Secondo quanto uscito nell’ultima, famosissima inchiesta dell New York Times, Li non avrebbe mai avuto alcun tipo di miniera. Addirittura avrebbe utilizzato tutto ciò come copertura. E ora, invece, le miniere sono tornate?

HOLDING IN VENDITA SU TAOBAO!

L’altra grandissima incongruenza riguarda l’asta della holding di Yonghong Li. L’attuale presidente rossonero – in seguito al mancato pagamento del debito – sarebbe stato pesantemente condannato dal tribunale cinese. Quest’ultimo avrebbe deciso di mandare all’asta il patrimonio della holding. E dove? Su Taobao, il corrispondente eBay in Cina. Quindi, un domani, la Juventus – al momento la società italiana con più ricavi – prende la decisione di vendere. Agnelli – in compagnia di Paratici e Marotta – si siede al tavolo e crea un bell’annuncio sul famoso sito di vendita e aste online. E da quel momento parte il folle gioco al rialzo. Potrebbe essere l’inizio di una barzelletta…

Detto ciò, non significa che l’inchiesta lanciata quest’oggi dal Corriere della Sera sia stata fatta per screditare il Milan, tutt’altro. La professionalità di nessuno viene messa in discussione, solo qualche particolare lascia un po’a desiderare.

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