Analisi

Debiti, default, riciclaggio: tirano ancora in mezzo il Milan. Che il 4 marzo arrivi in fretta…

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Si scatena il polverone su un articolo di Milena Gabanelli. Ancora una volta, il Milan viene usato per fare campagna elettorale

Un tempismo curioso. Proprio quando il Milan inanella l’ennesimo risultato utile consecutivo, battendo di misura una tostissima Samp e ritrovando le speranze perdute in ottica Champions, di colpo nubi oscure si addensano all’orizzonte. Tutto sul campo sta andando bene, per i ragazzi di Rino Gattuso; ed ecco che, in maniera del tutto imprevedibile e inaspettata, esce un articolo della popolare giornalista Milena Gabanelli, una delle penne di punta del giornalismo italiano, che apparentemente smonta, mattone per mattone, il castello di Yonghong Li.

Si accenna al default, si ammicca al riciclaggio, si menzionano aste, insolvenze, debiti e giudici. Secondo la nota reporter, i beni di Li sarebbero in procinto di finire all’asta su TaoBao, l’equivalente cinese di eBay. Normale che dei beni vengano messi all’asta su un e-commerce, no? Una procedura standard. In quale mondo, non è chiaro. Quel che invece è più che chiaro, anzi, limpido e cristallino, è il destinatario di questa inchiesta, ossia un noto politico, ex premier e casualmente anche ex presidente del Milan, nonché fautore della sua discussa cessione. Discussa e oscura per tutti, tranne che per gli addetti ai lavori che hanno visto, rivisto, analizzato e studiato i documenti dell’operazione.

Che Milena Gabanelli abbia tutto il diritto di fare giornalismo, nel modo che ritiene opportuno, nessuno lo mette in dubbio, è sacrosanto e doveroso. I milanisti, però, hanno diritto a reclamare che il Milan rimanga fuori dai consueti giochini politici da campagna elettorale. Il tutto con cognizione di causa, dato che la palla (o meglio: l’inchiesta) è stata colta al balzo da un candidato del Movimento 5 Stelle per attaccare il candidato al senato Adriano Galliani, ex AD del Milan ed estraneo all’affaire-cessione, interamente gestito da Fininvest. Per lo più, senza certezze né fonti credibili.

Il giornalismo di inchiesta è sacrosanto, strumentalizzare una società calcistica per fini politici non lo è. Per l’ennesima volta, il Milan viene tirato in mezzo e strumentalizzato in piena campagna elettorale, caso vuole proprio nel miglior momento della sua non semplice stagione. Momento che i milanisti, inchieste o no, devono continuare a godersi.

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