Analisi

Eravamo 4 amici a Casa Milan! Io, tu e… Halilovic

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Alla presentazione – in quel di Milanello – di Alen Halilovic pareva di essere al bar in quattro amici pronti a misurarsi tra uno scopone scientifico e un tressette ma senza il… morto. Insomma, pochi intimi. Pochi ma buoni, si dice sempre, anche se stavolta non so proprio se è così. Ma tant’è, insomma! L’appuntamento è per le due e trenta pomeridiane, fra il pranzo, la pennichella e l’allenamento del tardo pomeriggio. Lui il ragazzetto croato, biondino con lo chignon sulla nuca, si presenta con un viso da bambino, le parole che sembra gli escano dalla bocca sibilando, seduto fra l’interprete (alla sua destra) e una collega dell’Ufficio Stampa rossonero, sul lato opposto.
Pare quasi sconcertato, apparentemente poco avvezzo a interviste, ma comunque disponibile a porsi di fronte a noi giornalisti quasi fosse sul lettino dello psicanalista. Dipana il suo incedere verbale tra pochissime parole in italiano, un inglese fluente e qualcosa di spagnolo. Sembra essere un ragazzo dolce, desideroso – dopo qualche anno non proprio sugli scudi – di mettersi a disposizione per imparare e ritrovare se stesso. Certo, come dice giust’appunto lui stesso, è qui, al Milan, “un club leggendario” per dare il suo contributo e… recuperare il tempo perduto.
Proprio perché pareva di essere al bar tra amici, la presentazione del fantasista croato dura la miseria di ventuno minuti, una decina di domande (più o meno) e altrettante risposte il più brevi possibile. Poi, fuori tutti a ritrovare la luce del sole, l’aria aperta e una boccata d’ossigeno, lontani da quel forno, da quella piccolissima, quasi inospitale camera a gas. E anche il giovanotto se ne va in beata solitudine a riprendere quel che aveva smesso di fare per farsi analizzare da noi, poveri, inutili giornalisti. Ma perché, soprattutto io all’età che mi ritrovo, doversi ancora sottoporre a questi, assai poco interessanti e ancorché inutili oltreché disagevoli compiti. Bando alle interviste è decisamente meglio occupare il compito (e la giornata) in modo assolutamente ben più idoneo e gratificante.

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