Editoriale

La voglia di Milan è tornata quella di un tempo: ora non si può più sbagliare

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Pare esserci, attorno al Milan, una strana, elettrica, stimolante, contagiosa eccitazione che sta diventando, via via che il tempo inesorabilmente scandisce i suoi trascorsi, addirittura virale. Da cosa è dato, tutto ciò, non se ne capisce bene la ragione ma, di fatto, è così. In ogni angolo del pianeta rossonero c’è questa euforia che cresce, si sviluppa, e come un’onda inarrestabile dilaga e si espande. Difficile, se non impossibile, arginarla, trattenerla, o anche solo limitarla. La “voglia di Milan” è  davvero tanta e tocca tutti, dai più piccoli a coloro che, nel loro vissuto, ne erano già stati piacevolmente coinvolti. Insomma c’è un’aria nuova attorno a Gattuso e ai suoi maramaldi, un progetto che sta prendendo forma e che sta coinvolgendo tutto l’ambiente, tifosi in primis. Per non parlare poi di quando si va in scena, perché San Siro sembra, a tutti gli effetti, un set cinematografico dove tutti i protagonisti (attori e comparse) fanno del loro meglio per porsi al proscenio mentre la coreografia sugli spalti non è di quelle virtuali, ma da… sogno.

E sognare con questo Milan rigenerato è davvero semplice. Ovvio, ora non ci si può più nascondere ma bisogna rispondere colpo su colpo agli avversari cercando di sfruttare, senza farci troppi scrupoli, le loro indecisioni quando queste dovessero manifestarsi mettendosi di traverso per limitarne il cammino. Non sarà facile, certo, ma non possiamo neppure voltarci indietro ogni volta che qualcuno perde un tempo di battuta, bisogna guardare avanti e puntare all’obiettivo. A cominciare ovviamente da domenica a Cagliari, una partita tutt’altro che semplice ma se si intende puntare al bersaglio grosso, non possiamo (e dobbiamo) più permetterci di avere cali di tensione o incertezze come è accaduto in quel di Napoli. I “quartieri alti” della classifica ci stanno aspettando e noi, rossoneri, non possiamo più indugiare. E’ da troppo tempo che da lì manchiamo, che non ci prendiamo più quelle soddisfazioni che in altri magici periodi erano la normalità. Basta! Ora è tempo di rimetterci in cammino con passo spedito e senza ulteriori anomalie, soprattutto societarie, lasciandoci definitivamente alle spalle quel che di peggio ci è capitato senza neppure quasi accorgercene.

Quello che andremo ad affrontare nel capoluogo isolano, non è certo il Cagliari scudettato del 1969-70, quello di Gigi (Rombo di Tuono) Riva, di Sergio (Bobo) Gori e Angelo Domenghini, di Pierluigi Cera (capitano) e Manlio Scopigno in panca, ma un altro Cagliari, quello che, comunque, nel turno precedente s’è permesso nientemeno di mettere sotto a Bergamo l’Atalanta. Una gran bella impresa calcistica non c’è che dire… Ed è per questo che Romagnoli e soci dovranno stare parecchio attenti, scendere in campo con l’hanimus pugnandi assolutamente intonso, lasciando pochissimi spazi agli avversari per colpirli al cuore senza né pietà né ritegno. Insomma ai “ quattro mori”  – il simbolo della Sardegna, terra straordinaria – non dobbiamo assolutamente concedere nulla, neppure pasteggiare con le briciole. Solo così, con ferrea volontà e determinazione, potremo riprendere la marcia interrotta causa gli impegni delle nazionali. Non possiamo farci mancare nulla, dunque si alzi il sipario e… ciak si gira!

 

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