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Op-ed: un amore chiamato Milan

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Ángel ci racconta la sua passione per il Diavolo: più forte di due maledette malattie

Nel 1988 ero un bambino di 9 anni che viveva in un paese della Spagna. Tifavano tutti Real Madrid, lo tifavo anch’io impossibile non farlo. La mia famiglia aveva un’azienda produttrice di olio e aveva spesso a che fare per affari con gli italiani. Un giorno mio zio, mi porta una bandiera di una squadra italiana chiamata Milan e la maglia di un giocatore chiamato Ruud Gullit. Non so nulla di questo Milan, ma conservo quella bandiera e quella maglia. Il caso vuole che proprio in quella settimana Real Madrid e Milan si affrontano in coppa e fanno 1-1.

C’è la gara di ritorno e ricordo il gesto di quel calciatore con le treccine, Gullit, quello della mia maglietta: ci vediamo a Milano. Quella partita finisce 5-0 e la mia vita cambia: essere del Milan in un altro paese, nel quale la cultura del calcio è molto forte non è tanto facile. La gente non ammette che tu sia di un’altra squadra, non ammette che ti piaccia il calcio di un altro paese. Non ammette che tu vada in giro indossando la maglia di una squadra straniera. Io decido di andarci a scuola con la mia maglia di Gullit, e la gente mi insulta. Ma io sogno la mia prima volta a San Siro; io, italiano cresciuto in terra straniera.

Nel 1995 vengo in Italia ma non a Milano, piango quando scendo dall’aereo. Dieci anni dopo, nel 2005 sbarco in Piazza Duomo per vedere la finale Milan-Liverpool, quella di Istanbul. Perdiamo, ma io vivo comunque la mia notte italiana indimenticabile. Due anni dopo è ancora Milan-Liverpool e scelgo di tornare a Milano. E stavolta vinciamo, ci vendichiamo ed io divento Campione d’Europa. Un sogno.

Il rientro è traumatico. Mi viene diagnosticata una grave malattia, comincio un lunghissimo ciclo di chemio e radioterapie. Ma mi sento forte, perché indosso la tuta del Milan quando vado a combattere la mia malattia. Per tanti anni non abbiamo vinto altri trofei, ma vinco la malattia anche grazie al Milan. Nel 2013 sposo Alicia che indossa la maglia del Milan nel bel mezzo della festa del nostro matrimonio mentre risuona in sala l’inno rossonero. Il mio viaggio di nozze? Finalmente San Siro. Entro e piango come un bambino, dentro casa mia. È il 2017 quando la maledetta malattia torna a bussare alle porte della mia vita: ma Cutrone fa sempre gol, ed io continuo a lottare.

Oggi sono guarito, la vita è rossonera, bella e preziosa; come il mio Milan.

di Ángel

Il commento del Milan:

“Abbiamo scelto questa storia perché Angel ci ha raccontato quanto può essere bello e può renderti forte tifare Milan. Una passione che supera qualsiasi confine e che ti fa essere più forte di tutto, anche di una terribile malattia. Grazie Angel, ci hai emozionato”.

Fonte: AC Milan

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