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Ecco Piatek, vent’anni dopo Sheva: il polacco che deve scacciare i (troppi) paragoni

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Sulle spalle di Javi Moreno e M’Baye Niang il numero 19 non ha portato fortune. Lo spagnolo, penultimo di una dinastia che a Milano non lasciò praticamente traccia, segnò appena due reti in Serie A, nella sua unica stagione (2000/2001), 3 in Coppa Uefa e 4 in Coppa Italia; il francese arrivato dal Caen invece 14 con quella che divenne poi la maglia di Leonardo Bonucci (Niang indossò anche la numero 78 e la 11, con le quali firmò altri 3 gol). In entrambi i casi durò, quel 19 e l’avventura del suo titolare in rossonero, meno di cinque stagioni, con buona pace dei tanti che pensavano, soprattutto con il campioncino sbarcato da Oltralpe “a cresta alta”, di aver trovato la nuova punta di diamante del futuro.

Cinque stagioni sono quante ieri, intorno alle 22, Krzysztof Piatek si è legato al Milan firmando il suo secondo contratto in Italia in appena sette mesi. Acquisto a titolo definitivo – si legge dal comunicato diramato da Via Aldo Rossi – .

Nato a Dzierzoniow (Polonia) il 1° luglio 1995, “il pistolero” è cresciuto calcisticamente nel Lechia Dzierżoniów. Nel 2013 viene acquistato dallo Zaglebie Lubin (72 presenze, 15 reti) prima di passare nel 2016 al KS Krakov, dove ha giocato per due stagioni con 63 presenze e 32 reti. All’inizio di questa stagione il passaggio al Genoa, squadra con la quale ha giocato in campionato 19 partite siglando 13 reti oltre a 2 presenze in Coppa Italia con 6 gol realizzati per un totale di 21 match e 19 reti.

Oggi è giorno di presentazione ufficiale e di primo allenamento agli ordini di mister Gattuso e con i suoi nuovi compagni. Sabato, a San Siro, invece sarà tempo d’esordio contro il Napoli di Carlo Ancelotti secondo in campionato. Subito un match di cartello per il polacco, il terzo tesserato dal Milan nella sua storia (ma sia Salamon nel 2013 sia Bargiel un anno fa non contano minuti in campo con la prima squadra). Il fatto che non indosserà la maglia numero 9 che fu di Pippo Inzaghi, un po’ per scaramanzia e un po’ per evitare scomodi paragoni col passato, non lo allontana dal confronto con Gonzalo Higuain (che ha salutato Milanello con 6 reti in 15 presenze, tra i peggiori attaccanti di sempre passati dalle parti di Carnago) la cui eredità sulla carta pesa nonostante tutto.

A proposito di paragoni, anche solo geograficamente inevitabili, era da Andrij Shevchenko, vent’anni fa, che i rossoneri non puntavano su un attaccante di così importante prospettiva. Sheva aveva nel CV un numero di presenze e gol con la Dinamo Kiev ben superiori e anche lui costò molto (circa 25 milioni di dollari); con Piatek le aspettative oggi sono le stesse. Ucraina da una parte, Polonia dall’altra, confini vicini. Erano altri tempi ed era un altro Milan, slanciato verso la conquista di tutto quello che poteva vincere in un contesto che, i risultati da lì a poco lo confermarono, l’avrebbe agevolato. Di sicuro questo Milan, ancora piccolo tra i grandi, sta dando dimostrazione di credere nei giovani. Il pacchetto Paquetà-Piatek (classe ’97 il primo, classe ’95 il secondo) farà sborsare al Club, rateizzati, 70 milioni di euro, esclusi gli ingaggi, esclusi i bonus. Nessuno come i rossoneri in Serie A hanno investito tanto nella sessione di gennaio. Tornare in Champions, tornarci subito, oggi è ancora più di ieri obiettivo fondamentale.

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