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Analisi

Kryzs e Lucas e quell’abbraccio tra Ricky e Sheva

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Per gli amanti dei numeri la risposta è “sì”, Krzys ha già fatto meglio di Sheva. Anche Andriy al suo esordio in rossonero, in Supercoppa il 21 agosto del 1999 contro il Parma, non aveva segnato ma si era sbloccato una tappa dopo, in trasferta a Lecce, alla prima di campionato. Stesso film per il polacco che ha incantato tutti fin dal suo debutto a San Siro, contro il Napoli, senza però smuovere la rete. Ci ha pensato pochi giorni più tardi ancora contro gli azzurri di Ancelotti con una doppietta che gli è valsa, meritatissima, la sua prima importante standing ovation. Per completare il quadro delle “parentele”, Sheva nelle sue prime tre uscite da milanista aveva collezionato altrettante reti (a quella di Lecce era seguito un gol contro il Perugia in casa e uno in Champions al Galatasaray). Piatek è già a quota quattro. A dirla tutta, l’ex campione ucraino arrivato dalla Dinamo, e che da lì a breve si sarebbe preso tutto nella strada verso il Pallone d’Oro, aveva smosso la classifica dei bomber con una performance incredibile alla quinta di campionato con la Lazio: un poker che se al Milan aveva maturato, sfortunatamente, solo un punto in più, grande impulso aveva dato invece al suo curriculum stagionale. Ma questa è una storia che Piatek, forse senza pretese di quello spessore, deve ancora scrivere.

Certo, nel vederlo abbracciato a Paquetà dentro lo scatto simbolo di Milan-Cagliari di domenica la mente vola verso quel Milan che fece storia, anzi il successivo, quello che raccontò di gloria e onore con Sheva e Kakà sui campi di tutta Europa. Confronti inevitabili che quantomeno, oggi, dipingono a San Siro sprazzi d’entusiasmo d’un tempo in attesa che l’obiettivo Champions, con una qualificazione che ormai manca da diverse stagioni, diventi realtà. Con tutte le belle conseguenze che ne deriverebbero.

Intanto il Milan esce dal mercato di gennaio con una convinzione in più. L’essere tornato appetibile. Gran merito in tutto questo va dato a Leonardo, l’uomo che diede una spinta importante all’arrivo di Kakà a Milano da giocatore, il dirigente che ha firmato quello di Paquetà a gennaio. La sua rete a San Siro contro il Cagliari dopo sette uscite in maglia rossonera merita la copertina del weekend: esecuzione al volo, piattone sinistro e urlo del Meazza che verrà certo ricordato, da lui e da noi. Esultanza, poi, interrotta sul nascere, un’esultanza ad brividi, anche qui a ricordare in un fermoimmagine Kakà: il nuovo brasiliano del Milan ha alzato il pugno al cielo, occhi chiusi, e omaggiato con un bacio le vittime del rogo che ha colpito il centro sportivo del Flamengo, il luogo dove ha vissuto per dodici anni. Anche in questo piccolo gesto ma dal profondo senso di umanità, Lucas domenica sera ci ha ricordato Ricky. E tra tutti non c’è altro gesto, tecnico o meno, che tenga. È il paragone più bello.

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