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Torna Piatek ma non basta: con l’Udinese pari e fischi

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La contestazione di San Siro al novantesimo apre ufficialmente il secondo capitolo crisi della stagione del Milan e annebbia le prime dieci, ottime, settimane del nuovo anno, costruite un passo dopo l’altro alla ricerca del quarto posto in campionato. Quarto posto che ora, dopo l’1-1 interno contro l’Udinese, una classifica corta e ballerina e la Juve all’orizzonte pronta ad affondare il colpo sabato a Torino, rischia di saltare bruscamente e con essa la qualificazione in Champions e i progetti rossoneri sull’immediato futuro. Torna a segnare Krzysztof Piatek con un colpo di testa in due tempi, a ridosso dell’intervallo, e centra il quarto pallone in fondo alla rete al Meazza, alla sua quinta presenza a Milano, Kevin Lasagna nella ripresa. Oltre al danno la beffa. Scelto un Milan più ancelottiano, con il 4-3-1-2 a prendere il posto del 4-3-3, Paquetà trequartista alla Kakà e Piatek e Cutrone a coabitare l’area, Gattuso si vede costretto a rinunciare in corso d’opera al suo brasiliano (distorsione alla caviglia a seguito di un contrasto con Behrami) e prima ancora a Gigio Donnarumma (fitta muscolare per lui durante un’incursione fuori area).

Il Milan getta nella mischia Cutrone e lo cerca fin da subito, dopo appena due minuti con Piatek, poi con più pericolosità al 25′ dai piedi di Paquetà e un pallone in area che Patrick controlla bene e scaraventa di destro verso Musso, bravo a intercettare e a respingere. Poco prima lo stesso Paquetà aveva impensierito l’estremo difensore friulano con un mancino dalla lunga distanza, spento di poco a lato. Digerita, per così dire, l’uscita dal campo del brasiliano (al suo posto Castillejo) il Milan trova la rete del vantaggio con il pistolero in maglia 19, assente alla colonna dei cecchini da Chievo-Milan dello scorso 9 marzo. Il gol di questa sera va diviso, nei meriti, con Cutrone: suo il decisivo controllo in area, defilato sulla sinistra e faccia a faccia con Tre Avest, e suo il passaggio altrettanto decisivo al centro per l’ex Genoa.

L’Udinese impostata in campo nella ripresa, con Wilmot e Osaka a sostituire Samir e Ter Avest (che paga a caro prezzo la pigrizia sul gol dell’1-0), ha l’aria di volerla fin da subito raddrizzare. Non è proprio così, perché in realtà passano venti minuti prima di vedere una vera e importante azione da gol, per i bianconeri. Il pareggio arriva così, con l’affondo più pericoloso firmato dalla formazione ospite in contropiede, dopo un corner mal gestito dai ragazzi di Gattuso (e sai che novità). L’avanzata di Okaka e Fofana viene tramutata in rete da Lasagna. San Siro si spegne e spegne il Milan, affaticato e impaurito, vicino a rischiare per ben tre volte il raddoppio ospite e la sconfitta. Per fortuna, se così si può dire, il diavolo porta a casa un punticino che un po’ smuove ma serve a poco. Anzi, nel tentativo di ritrovare la strada verso l’Europa serve a pochissimo. Ora c’è la Juve e il popolo di San Siro sa benissimo che sabato, con queste premesse, servirà un mezzo miracolo per provare a rosicchiare punti ai campioni di Allegri. Così, ai titoli di coda, lo fa notare civilmente, con una bordata di fischi assordanti come già troppe volte sentiti nelle ultime stagioni.

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