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Gattuso: «Padroni del nostro orgoglio». L’ultima di Abate a San Siro. Sugli spalti oltre 60.000 tifosi

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Mentre saluta i cronisti e lascia la sala conferenze della club house, a Milanello, Rino ha il volto segnato dall’emozione. Pochi minuti prima aveva parlato di Abate, oggi alla sua ultima sfida a San Siro da terzino del Milan: «Non posso dire tutto quello che penso di Ignazio perché non basterebbe un’ora. Non è stato una sorpresa, è arrivato qua che era un ragazzino, ogni giorno da giocatore lo battezzavo a schiaffoni. Ha dato tanto, mi dispiace, è stato un valore aggiunto in spogliatoio per tutti quanti».

Il Meazza questa sera (ore 18.00) contro il Frosinone omaggerà anche lui. Saranno oltre 60.000 i cuori rossoneri attesi sugli spalti per l’ultima prova in campionato tra le mura amiche, quota che dà peso alla qualità del lavoro espressa dal Club nel coinvolgere e fidelizzare i propri tifosi e va a sforare il milione di presenze su tutto l’arco della stagione. Gattuso potesse li ringrazierebbe uno a uno: «Un milione di volte grazie – commenta alla vigilia del match –. Abbiamo fatto bene e meno bene ma mancano due giornate e siamo ancora qua a giocarci il nostro obiettivo. Speriamo di concludere al meglio anche per loro».

Gambe e testa sul Frosinone, orecchie ben tese poi a Torino per Juve-Atalanta il cui risultato potrebbe confermare o ribaltare la sentenza di San Siro. Gattuso non si fida dei laziali: «Siamo padroni del nostro orgoglio, non del nostro destino. Dobbiamo pensare a cosa fare e da lì prendere energie. Il Frosinone è retrocesso ma se la giocherà con grande impegno. Non dobbiamo guardarci indietro, sappiamo quanta fatica abbiamo fatto e cosa abbiamo raccolto. Abbiamo perso punti per strada e l’Atalanta invece non si è fermata. Poche squadre in questo momento riescono a interpretare il calcio come l’Atalanta, questa posizione in classifica se la merita. Non faccio calcoli, penso solo a schierare la formazione migliore. Credo nella buona fede, in questi anni abbiamo toccato con mano il massimo impegno e la massima correttezza messe in campo fino alla fine da tutte le squadre».

L’orgoglio che pretende dai suoi uomini Gattuso, da condottiero leader, lo mostra a tono in conferenza difendendo tante battaglie affrontate in stagione: «Abbiamo perso punti per strada ma abbiamo fatto cose buone e il campionato che dovevamo fare. Questa squadra ha dei valori e lo abbiamo dimostrato. Questo non è un fallimento, ma non perchè voglia meriti io. La Lazio cosa dovrebbe dire? E la Roma? C’è rammarico per aver perso tanti punti. Dobbiamo dare il massimo e fare più punti possibili, poi vediamo».

Orgoglio che si trasforma in difesa totale quando l’attenzione dei giornalisti si sposta su un tema più delicato, “il futuro”: «Sia io sia la Società abbiamo messo da parte le chiacchiere. Dobbiamo raggiungere l’obiettivo, la priorità è il campo. Io non devo dimostrare quello che ho fatto, parlano i numeri. Io penso ad allenare e fare più punti possibili, chi mi deve giudicare giudicherà. Io con Leonardo non ho nessun problema, a livello umano c’è grande correttezza».

Milan così in campo contro il Frosinone: Donnarumma; Abate, Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessiè, Bakayoko, Calhanoglu; Suso, Piatek, Borini.

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