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Analisi

Campionato, troppi gol subiti già nelle prime giornate. Giampaolo deve invertire il trend

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Pronti via, ecco subito una mission per il nuovo tecnico rossonero: “allinearsi” difensivamente alla Juve. Udinese, Brescia, Hellas Verona e Inter prime avversarie sulla strada verso il ritorno in Champions.

C’è un dato, alle prime battute, che indirizza spesso l’andamento di un campionato. Più dei punti e delle vittorie: i gol incassati. Che poi il più delle volte viaggia di pari passi ai risultati positivi. Il dato dice che la Juventus, collezionista di scudetti, ha subito nelle ultime tre stagioni – senza andare oltre nell’analisi – non più di quattro reti nelle prime sei uscite in Serie A. La metà di quante il Milan, prima di Montella, poi di Gattuso, ne abbia contate in fondo al sacco dopo la prima mezza dozzina di avversarie in archivio: 7 tra agosto e settembre nel 2016, 8 un anno dopo, 9 la scorsa estate contro Genoa, Napoli, Roma, Cagliari, Atalanta ed Empoli, sempre a segno. Al traguardo, oltre i 35 gol di passivo tendenzialmente si è fuori dai grandi obiettivi.

Toccherà a Marco Giampaolo cambiare il trend. L’ultimo Milan campione d’Italia, nel 2010/2011, salutò la stagione con appena 24 gol degli avversari. Il nuovo tecnico rossonero non ha per nulla un calendario facile nelle prime tappe: subito Udinese in trasferta, campo per tutti ostico da aggredire (il Milan due anni fa ne uscì sconfitto al terzo turno, vinse l’anno prima di misura subendo due gol), poi l’Inter di Conte alla quarta e una rinvigorita Fiorentina alla sesta. Senza dimenticare i cieli di Verona e Torino, oggi nelle previsioni tendenti al sereno ma storicamente carichi di nuvole per il diavolo, specie la cupola che sovrasta il Bentegodi. Insomma, iniziare con il piede giusto darebbe una piega diversa alla stagione del Milan, che dopo il tranquillo ottobre (la Roma in trasferta è l’unica avversaria di peso) sarà alle prese con un novembre da codice rosso: in poche settimane Romagnoli e compagni affronteranno Lazio, Juventus e Napoli.

Iniziare bene vorrebbe dire intanto subire pochi gol. È lì la chiave di tutto, o quasi tutto. Ed è lì infatti che si sono concentrate sul mercato gran parte delle attenzioni estive della dirigenza rossonera: Theo Hernandez, Léo Duarte, la conferma di Gigio Donnarumma, che il Milan vorrebbe blindare fino all’ultima mega offerta del Paris Saint Germain, semmai dovesse arrivare. Più dei punti archiviati in classifica conta la brillantezza difensiva: il Milan di Montella, all’alba del campionato 2017/2018 raccolse 12 punti in sei giornate (un bel bottino), ma contò 8 reti incassate: chiuse al sesto posto in Europa League. L’ultimo Milan scudettato, quello di Max Allegri, di punti in sei uscite ne fece 11, ma le reti degli avversari furono dimezzate rispetto a quelle delle ultime gestioni: appena 4. Come la Juve di un anno fa e quella del 2018, ma anche quella che nell’estate 2017 ne contò appena tre. Pochi gol, tanti punti. L’algoritmo perfetto. Tutto, o giù di lì, sta nella parte bassa della coperta. Giampaolo è tecnico alla prima volta in una piazza blasonata come Milano ma l’esperienza del teorico non gli manca, e la formula la conosce bene: meno gol prendi, più strada fai. È matematico.

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