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Analisi

Piątek e il digiuno dal gol. Ma non chiamatela crisi

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La ricerca del gol perduto prosegue, ma il Pistolero tornerà a colpire presto.

Nel positivo precampionato del Milan, in cui la squadra di Giampaolo sta mostrando un gioco a tratti piacevole e sta crescendo di gara in gara, un piccolo campanello d’allarme preoccupa i tifosi e scatena il dibattito sui social e tra gli addetti ai lavori. Stiamo parlando del digiuno dal gol di Krzysztof Piątek, ancora a secco dopo le prime cinque amichevoli stagionali e per questo vittima di un processo mediatico non indifferente. Mentre la squadra cresce e offre segnali positivi, l’attaccante polacco fatica ad integrarsi negli schemi di gioco e soprattutto non riesce a fare gol fallendone anche alcuni molto facili.

Sicuramente tutto ciò legittima delle riflessioni sul momento del Pistolero, ma non giustifica l’entità delle critiche ricevute. Piątek è a secco e non brilla, ma da qui a metterne in discussione le doti da bomber o addirittura a considerarlo un one season wonder – cioè un calciatore capace di un exploit di una sola stagione, su Twitter si leggono anche commenti di questo genere… – ce ne passa. Il momento no del centravanti polacco va infatti contestualizzato e analizzato in tutte le sue sfaccettature. Ok, per un attaccante i gol sono inevitabilmente l’unico metro di giudizio ma in questo caso il digiuno di Piątek non deve preoccupare più di tanto i tifosi rossoneri e soprattutto non deve indurre a parlare di crisi.

L’ex attaccante del Genoa ha infatti una struttura fisica e muscolare imponente, ragion per cui ha bisogno di più tempo per entrare in forma. Il ritardo di condizione è apparso evidente e giustifica in buona parte la scarsa lucidità mostrata da Piątek in alcune occasioni. Il fisico non gira ancora come vorrebbe la testa, ma i movimenti – vedere l’azione in cui va via a Shaw anticipandolo con un tocco d’esterno – sono sempre quelli del centravanti letale. Metterne in dubbio le qualità, dopo qualche amichevole estiva, pare irrispettoso nei confronti di un bomber che vanta un recente passato da trascinatore vero. 30 centri al primo anno in Italia, di cui 11 con la maglia del Milan, non si improvvisano se non si hanno doti tecniche e qualitative di un certo tipo.

L’altro motivo per cui evidentemente Piątek sta soffrendo in questo precampionato è poi l’assenza di un supporto effettivo da parte dei suoi compagni. Dalle infografiche di questi primi test stagionali si evince un certo isolamento del centravanti polacco, che se da un lato deve dare di più in prima persona per evitare l’assenza di rifornimenti dall’altro ha probabilmente bisogno di un maggiore supporto. Con i giocatori giusti a servirlo – si aspetta in questo senso il pieno inserimento di Rafael Leao, ma forse ancor di più l’arrivo di una seconda punta alla Correa – per un attaccante capace di fare gol ogni 6,6 palloni giocati non dovrebbe essere un problema riprendere confidenza con la porta avversaria.

Altro che maledizione del numero 9, con cui molti hanno cercato di “spiegare” il digiuno di Piątek. Il cambio del numero di maglia è una giustificazione assolutamente priva di logica, che lascia davvero il tempo che trova, e che appare appunto futile rispetto ai reali motivi (forma e assistenza) del calo del polacco. Per rivedere il bomber ammirato nella scorsa stagione c’è bisogno soltanto di tempo. Piątek ha un naturale fiuto del gol, di quelli che non si possono perdere, e non appena si sbloccherà sarà poi difficile tenerne a freno le capacità realizzative. Il Pistolero ha ancora tanti colpi in canna e non vede l’ora di cominciarli a sparare.

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