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Analisi

Milan, in Serie A nessuno è più giovane. Alibi? No, punto di forza

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Letto oggi il tracciato del nuovo Milan ha un senso logico e preciso, su ogni fronte. Rosa giovane e tecnico dal gioco brillante, che però manca ancora. Da Verona in poi si attendono nuovi passi avanti.

L’aveva detto Boban qualche mese fa, poi la palla era rimbalzata nelle mani di Maldini ed è tornata a Zorro: la richiesta della nuova Proprietà era chiarissima, puntare su una rosa giovane e ben equilibrata sotto tutti i profili, da quello tecnico a quello economico. Giovani e “pagati il giusto” (i maligni diranno “comunque troppo”), cioè senza uscire dai binari imposti dal fair play finanziario. Detto e fatto. Oggi il Milan è la squadra della Serie A con l’età media più bassa della classe: 24 anni e 125 giorni, Leao il più giovane, Suso il più esperto.

La linea tracciata durante l’estate è solo il primo tratto di un percorso che dovrà aggiungere curve, punti di sospensione (si spera il meno possibile) e punti esclamativi. Servirà soprattutto inchiostro, tradotto: una dose misurata di esperienza da iniettare nel motore per dare maggiore impulso agl’ingranaggi, magari già durante il mercato di riparazione che si aprirà a gennaio.

Per tornare grande, il piccolo Milan deve diventare un mix perfetto di saggezza e leggerezza, e tecnicamente dovrà crescere partita dopo partita come collettivo. A cominciare da Verona, prossima tappa in campionato. La temibile Verona. È obiettivo e sfida di Marco Giampaolo, che superata la sosta non avrà alibi, non più, tutti a disposizione per ripartire bene. Qualcuno dirà: “Un solo alibi, quello della gioventù”. Nulla di più sbagliato. Per accendere la miccia alla Giampaolo, “testa alta e giocare a calcio”, correre, produrre, divertirsi e divertire, la freschezza atletica è un fondamentale punto di forza.

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