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Analisi

Stefano Pioli, storia di un “normalizzatore”

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Stefano Pioli è il nuovo allenatore del Milan. Domani la firma e l’ufficialità. Storia, vita e carriera di un “normalizzatore” da ambienti forti.

Marco Giampaolo non è più l’allenatore del Milan. Dopo poco più di tre mesi, tramonta l’Era del tecnico di Bellinzona. Al suo posto arriva Stefano Pioli.

Nato a Parma il 20 ottobre del 1965 e cresciuto nelle giovanili della squadra gialloblu della sua Città; da calciatore, vive una carriera abbastanza “modesta”, culminata dalle esperienze vissute alla Juventus (dal 1984 al 1987) e alla Fiorentina (dal 1989 al 1995). Difensore vecchio stampo, sapeva adattarsi a tutti i ruoli della retroguardia e, in caso di bisogno, agiva da mediano davanti alla difesa. Grazie a questa “duttilità” tecnica, raggiunge la convocazione con la Nazionale Under 21 arrivando a collezionare 5 presenze. Tuttavia è costretto ad appendere prematuramente gli scarpini al chiodo a causa di numerosi infortuni, spesso anche gravi, che non gli consentiranno mai di esprimersi al cento per cento.

Grande appassionato di pallacanestro, da allenatore, tenta, nei limiti del possibile, di importare alcune peculiarità tecnico-tattiche dello sport con la palla a spicchi. Il suo credo calcistico lo vede spesso utilizzare il 4-3-3 come modulo di base, sulla quale lavorare e costruire una mentalità di gioco che premia l’utilizzo delle vie laterali. C’è da sottolineare come abbia saputo costruire e adattare le proprie conoscenze calcistiche attraverso il 4-2-3-1, soprattutto alla guida della Lazio, con la quale centra uno strepitoso terzo posto e la conseguente qualificazione in Champions League, sfumata poi ai preliminari contro i tedeschi del Bayer Leverkusen, nel 2015.

Da allenatore, si forma nelle giovanili del Bologna e del Chievo Verona, per poi fare il salto di categoria in Serie B, dapprima alla guida della Salernitana, poi del Modena, del Parma, Grosseto, Piacenza e Sassuolo.
Nel 2010, raggiunge la massima categoria alla guida del Chievo, tornando così a Verona. Poi l’esperienza lampo al Palermo, dove viene esonerato ancor prima dell’inizio del campionato. Nello stesso anno torna al Bologna e vi resta fino al 2014, per poi essere ingaggiato dalla Lazio del presidente Claudio Lotito. L’esperienza più importante e di maggior rilievo della sua carriera di allenatore, Pioli, la vive alla guida dei biancocelesti con i quali, appunto, raggiunge uno spettacolare terzo posto e quindi una storica qualificazione ai playoff di Champions League, nella stagione 2014/2015. Il traguardo arriva esprimendo il miglior calcio, esteticamente parlando, di tutto il campionato italiano. La stagione successiva non è altrettanto fortunata. Eliminato fin dai preliminari della massima competizione europea per club, viene esonerato ancor prima del termine della stagione. Nel 2016 approda alla guida dell’Inter, subentrando a Franck De Boer. Altra esperienza amara. L’esonero giunge verso la fine di aprile. Nel 2017 viene chiamato dai fratelli Della Valle per allenare la Fiorentina. Avventura agro-dolce in Toscana, culminata soprattutto dalla scomparsa di Davide Astori, che decide di tatuarsi sulla pelle in segno di rispetto, dichiarando poi di aver vissuto l’esperienza emotivamente più forte della sua vita. Rescinde il contratto con il Club viola nel 2019, in seguito ad alcune discordanze con la proprietà.

Adesso il ritorno in scena, alla guida del Milan. Un “normalizzatore” che ha il compito di riportare fra i “marziani” una squadra che, da troppo tempo, vive con i piedi per terra.

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