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Entusiasmo o concretezza? Leao o Rebic? Pioli deve scegliere

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A San Siro arriva il Verona. Ibra titolarissimo in attacco, ma chi partirà dal primo minuto al suo fianco?

Rebic è rinato, Leao anche. Così Stefano Pioli si trova dinnanzi a un bel dilemma. Domani (ore 15.00) chi schierare nell’undici in attacco al fianco di Zlatan Ibrahimovic? Ibra è l’unico tassello inamovibile del reparto, dal suo ritorno a Milano i rossoneri non hanno sbagliato un colpo, o quasi. Solo lo zero a zero dell’Epifania contro la Sampdoria ha “macchiato” il ruolino di marcia del diavolo nel mese di gennaio. Poi un successo in fila all’altro.

Dopo il gol a Cagliari, un assist in Coppa Italia martedì sera contro il Torino. In una manciata di partite, la punta portoghese ha oscurato lo scarno bottino ottenuto nelle precedenti quattordici sfide della stagione. Non è un caso. Leao con l’arrivo di Ibra ha acquisito più fiducia, da se stesso, dal gruppo e dai tifosi. In zona mista, martedì sera, ha lasciato lo stadio insieme ad Andrea Conti con un bel sorriso stampato in volto. Ha firmato autografi e battuto il cinque ai pochi fortunati presenti, poi ha scherzato con il compagno di squadra che non voleva aspettarlo. Con l’aiuto di Ibrahimovic, che un po’ si rivede in lui, Rafael sta alzando l’asticella in allenamento. Il segreto? Lavorare sui tiri verso lo specchio. Un buon attaccante deve tirare, regola numero uno, e deve saperlo fare in ogni situazione. Durante la presentazione a Casa Milan, Ibra ci aveva scherzato su: anche a 38 anni «non serve correre, si può tirare da quaranta metri». In settimana Rafael si è allenato sulle conclusioni. Proprio come fece Ibra al suo arrivo in Italia nella stagione 2004/2005: Zlatan era una seconda punta che realizzava al massimo 6-7 gol a stagione; con Fabio Capello e il vice Italo Galbiati si allenò durante, dopo ogni seduta. Ibrahimovic migliorò il tiro e divenne Ibra. Il risultato fu sorprendente.

Ante Rebic è l’uomo in copertina nel mese di gennaio. Per certi versi più di “Zeta punto”, se non altro perché grazie alle sue performance sono arrivati i successi con Udinese e Brescia in campionato. Il croato aveva esordito proprio un girone fa a Verona. Per i veneti è un ex, ma nella Città di Romeo e Giulietta ha lasciato pochissimi ricordi. A settembre fu subito flop, o meglio, non fu nulla di che. I critici tra gli osservatori non lasciarono dubbi: non è un giocatore da Milan. La svolta tanto attesa è giunta solo nelle ultime settimane. Dopo Natale nella testa di Ante è scattato qualcosa e Mister Pioli l’ha capito. Ora Rebic è sostanza, sia in fase offensiva sia in fase difensiva, è affidabilità, è gol ed è assist. È una carta validissima nel mazzo. Resta da capire, nella lunga distanza, se può mostrarsi decisivo anche dal primo minuto. Martedì col Torino ha iniziato da titolare e ha fatto bene. È stato uno dei migliori in campo: suo l’assist a Jack Bonaventura per il momentaneo 1-0, poi ci ha provato in più occasioni. Meno lucido nella ripresa, forse per via della stanchezza. Merita una nuova chance col Verona dal primo minuto. La meriterebbe anche Leao. Deciderà Pioli. Il dubbio resta. Finalmente un gran bel dubbio.

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