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A Firenze la prova del nove, Pioli: «È arrivato il momento di spingere»

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Rossoneri impegnati questa sera al “Franchi”, fischio d’inizio alle ore 20.45. Le parole di Stefano Pioli ieri a Milanello prima della partenza per Firenze.

Firenze per Stefano Pioli non è una tappa come tutte le altre. In quella Città e in quello stadio, il Mister del Milan – che affronterà la sua ex squadra stasera alle ore 20.45 – ha lasciato per sempre lacrime e cuore. Prima di ogni altra cosa, quell’esperienza drammatica ha un nome e un cognome: Davide Astori. «L’esperienza di quei mesi ci ha lasciato dentro qualcosa – ha spiegato ieri il tecnico prima della partenza del gruppo, in treno, direzione Toscana –. Dopo la tragedia di Davide abbiamo trasformato quella situazione in una qualcosa di positivo, sulla scia delle sue qualità umane. Davide è dentro di me, ho anche pensato che lui possa essere stato contento del mio arrivo al Milan. Sono uscito migliorato da quella situazione, sia come persona che come tecnico. Non eravamo preparati, Davide ci ha aperto nuovi orizzonti. Sono sicuramente migliore adesso».

Il Milan al Franchi si gioca parte del proprio futuro europeo. “È la prova del nove”, sentenziava qualcuno domenica sera a San Siro dopo il successo di misura ottenuto contro il Torino. A Firenze i rossoneri sono chiamati a dare nuova continuità: «Stiamo bene e abbiamo l’opportunità di dimostrarlo – ha detto Pioli presentando il match –. La Fiorentina è una squadra costruita bene, bisognerà giocare con attenzione. Ci farà lavorare tanto. C’è una nuova proprietà, unita a più convinzione ed entusiasmo. Ci stiamo allenando molto bene, la prestazione dipenderà soltanto da noi stessi e abbiamo quattordici partite per risalire in classifica, abbiamo fretta di migliorare e di sviluppare meglio alcune situazioni. Mi aspetto domani convinzione, fiducia e voglia di lavorare. Duarte, Krunic, Biglia e Kjaer non saranno convocati. Calhanoglu sta bene, ha avuto solo un piccolo problema. Musacchio? Non c’è stato alcun caso, se si fosse rifiutato davvero di entrare in campo non lo avrei convocato per Firenze. Così come non c’è stato alcuno scontro tra Ibra e Paquetà.»

Sguardo al campo e orecchie tappate, le voci sui presunti attriti in Società non devono condizionare umore, energie e prestazioni dello spogliatoio: «Al momento non ci riguardano e non mi riguardano. Non abbiamo né il tempo né la necessità di sprecare energie per pensare al futuro. Per la squadra sono un punto di riferimento, questa è la cosa più importante. Nessun allenatore potrebbe essere riconfermato senza risultati: noi lavoriamo domenica dopo domenica per migliorare. È abbastanza normale parlare di futuro nel calcio, avete cominciato presto quest’anno… Dobbiamo rimanere concentrati sul presente cercando di ottenere il massimo.»

Tradotto: scendere in campo fino al termine della stagione con la faccia di Ibra. «C’è rispetto – ha detto Pioli – Zlatan è un grandissimo professionista. Mi dice: io faccio il giocatore e tu fai l’allenatore. C’è stima reciproca. È uno stimolo, un esempio di ambizione e di voglia di fare le cose alla perfezione. Nei cinque campionati europei siamo la squadra con la peggiore percentuale di occasioni sfruttate, il che vuol dire che con l’arrivo di Ibra la sua personalità ci può solo aiutare a migliorare in questo. Con 11 goal in più segnati… Lo spirito di squadra? Sono d’accordo col concetto: mi emoziono se emoziono. Traspare la voglia di dare il massimo: bisogna uscire dal campo stremati. La passione è quella che ti fare le cose con più intensità ed attenzione. Dobbiamo dimostrare di essere degni di questo grande club. La Champions? Dobbiamo vincere tantissime partite da qui alla fine, poi non possiamo sapere cosa faranno le nostre rivali. Lo stadio di Firenze è aggressivo: dobbiamo fare molti più punti rispetto all’andata. Adesso è il momento di spingere.»

Copyright © Daily Milan 2019 | Testata giornalistica | Aut. Tribunale di Biella n° 575 del 31 luglio 2012 | Direttore Editoriale: Luca Rosia