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Analisi

Boban e il dito contro Gazidis, per amore del Milan

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Il Milan è spaccato, analizziamo i perché.

Comunque la si guardi, o comunque la si pensi, sarebbe scontato sostenere che questa situazione non faccia il bene del Milan. Nulla di più sbagliato. Da una parte Ivan Gazidis, amministratore delegato del Club e uomo fidato del fondo Elliott, dall’altra Zvone Boban e Paolo Maldini, Cfo e Direttore tecnico. Profili diversi, visioni opposte. La Proprietà ha sempre spinto nella direzione di una squadra giovane e ambiziosa, ricetta venduta per contrastare i rigidi paletti del Fair Play finanziario. Senza ingenti soldi da investire, bisogna ottimizzare e guardare ad altre liste di mercato. Politica che il duo Maldini-Boban non ha mai completamente appoggiato. A testimoniarlo le molteplici dichiarazioni che i due dirigenti hanno rilasciato in questi mesi, rimbalzandosi quasi da copione la staffetta su tv e carta stampata. Il concetto condiviso è sempre stato uno e uno solo: questo Milan per tornare competitivo ha bisogno sì di forze fresche, ma anche e soprattutto di uomini d’esperienza, leader in campo quanto dentro le mura di Milanello.

Il Club ha posto resistenza tra dicembre e gennaio sul ritorno in rossonero di Zlatan Ibrahimović. Boban e Maldini hanno remato invece lungo la diagonale opposta, riuscendo solo dopo un roboante 5-0 incassato a Bergamo a convincere la Società dell’importanza di inserire il campione svedese in spogliatoio. Il “sì” di Ibra aveva radici invece profonde, ben radicate già nel mese di novembre. 

C’è poi un secondo capitolo all’origine del netto contrasto all’interno di Casa Milan, più datato rispetto al tormentone Ibra. Il fondo Elliott, e quindi Gazidis, non hanno mai perdonato a Boban e a Maldini la scelta di affidare a Marco Giampaolo la panchina della prima squadra. In questo clima tutt’altro che costruttivo, l’arrivo di Stefano Pioli a Milanello è servito per ristabilire quantomeno un chiarimento gerarchico e serenità nell’organico, tra i giocatori, ignari ma attenti lettori delle diatribe consumate ai piani alti del Club. L’ottimo andamento in campo di inizio 2020 ha quindi mascherato le debolezze societarie di un Milan privo di una voce univoca, vuoto nell’anima e debole agli occhi dei dirigenti avversari.

Fino ad oggi, alle recenti e accese dichiarazioni di Boban rilasciare a sorpresa a mezzo stampa. Difficile non prendere le parti dell’ex numero 10, irrigidito con Gazidis per aver quest’ultimo preso contatti con il tecnico Ralf Rangnick, al quale dovrebbe essere affidato il nuovo Milan 2020-2021. Un ruolo da manager e allenatore. Un atteggiamento, a detta di Boban, «irrispettoso». Come dargli torto. Gazidis aveva nascosto la trattativa al management rossonero, ai suoi uomini, chiamati proprio in questi mesi a imbastire le strategie per il Milan della prossima stagione.

L’intento di Boban è limpido e deciso, Zvone avrà anche scelto la soluzione più estrema e delicata ma la volontà alla base è onesta e condivisibile: mettere nelle condizioni Elliott di chiarire e prendere una netta posizione sulla linea di crescita impostata per il futuro, nel totale rispetto prima di tutto dei tifosi del Milan. Il gesto di Boban conferma ancora una volta il suo forte senso di amore e appartenenza per questi colori, i suoi colori, il suo Milan. Quello dei valori e degli insegnamenti, il Milan esempio per tutti e che proprio per questo fa storia, unito, coeso, determinato a guardare un solo comune obiettivo: il passato glorioso che deve tornare. Il prima possibile.

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