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Calha-fantasia! Un’altra vittoria di Pioli

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Hakan determinante a Lecce, ora può spingere il Milan verso l’Europa.

Sarà la serenità che lo accompagna ormai da settimane, quella di chi sa di essere intoccabile qualsiasi storia verrà raccontata a settembre. Se sarà “piano A” o se sarà “piano B”, Hakan Calhanoglu resterà un giocatore del Milan anche la prossima stagione. È il più in forma tra i rossoneri dopo il blocco del lockdown. Stefano Pioli ne ha fatto un punto cardine sulla trequarti, Ralf Rangnick – indicato come successore del tecnico emiliano – provò a strapparlo a Gattuso ai tempi del Lipsia (ma Rino si oppose) e ha già fatto sapere che nel suo Milan troverebbe spazio e minuti. Hakan piace a tutti e questa tranquillità acquisita è anche normale che si trasformi in oro. In assist per la precisione. Piace perché in allenamento è sempre uno dei migliori, piace per quel senso di lettura del gioco che ha saputo affinare in carriera e lo rende tatticamente molto interessante. Non è un dieci tutto fantasia, ma ha tiro e precisione (che un po’ ha perso dal suo arrivo a Milanello) e soprattutto è elemento duttile. Sicuramente anche per questo mette d’accordo molti allenatori: Calha dove lo “appoggi” sta.

Gattuso “se lo dimenticò” in mediana soffocandone parecchio le caratteristiche di rifinitore, ma ciò che Rino cercava lo ottenne. Si inventò anche l’esperimento da regista in estate, una soluzione per colmare le lacune di Lucas Biglia e Riccardo Montolivo. Era un Milan in parte diverso. Dopo leggere curve e pericolosi tornanti, affrontati sempre con la giusta direzione (rischiò anche di finire fuori strada e poi sul mercato), è con Stefano Pioli che Hakan ha ritrovato lo smalto perduto. Al Bayer Leverkusen lo soprannominavano “Dio delle punizioni”, in Italia ha perso un po’ l’etichetta nonostante sia sempre stato uno dei più continui tiratori della Serie A; poco conta se poi i risultati in campo sono quelli ottenuti a Lecce lunedì sera. Al “Via del Mare” Calha ha chiuso da MVP indiscusso. Ma non centrano i tiri (non solo quelli perlomeno) e non centrano le punizioni. È entrato nel primo gol servendo l’assist a Castillejo, ha impacchettato il passaggio decisivo a Rebic per il 3-1 e nel mezzo provocato il 2-1 con una conclusione su Gabriel; per non farsi mancare nulla, poi, ha acceso la miccia sull’azione che ha portato alla rete Leao, per un roboante 4-1 finale.

È l’uomo dell’ultimo tocco che spesso in casa Milan è mancato proprio sulla trequarti (a Paquetà un po’ fischieranno le orecchie). «Hakan ha le qualità per essere un top player, ha tutto», il pensiero di Pioli ben espresso nel post partita di Lecce. Capace di svariare con intelligenza lungo il fronte offensivo (la duttilità qui fa la differenza), perfezionato ulteriormente il dialogo con i compagni Hakan può essere davvero l’arma decisiva per questo finale di stagione a caccia dell’Europa. Insieme alla Roma domenica a San Siro arriva anche la prova del nove. Anzi, del dieci, mai come oggi il numero giusto al posto giusto. Ed era anche ora. Intriso di storia, pesante come il piombo, in rossonero non brillava dai tempi di Boateng.

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