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Analisi

Il “piano Elliott” tra crepe e ottimismo

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Dal 2017 iniettati nel Club oltre 500 milioni, ma le perdite continuano a preoccupare la famiglia Singer. Il Fondo proprietario del Milan cerca una nuova soluzione per salvare il proprio investimento. Sarà la volta buona?

L’ha cercato, l’ha voluto: l’ha “ereditato” tutto secondo i piani. Nel 2017 il Fondo Elliott ha fiutato l’affare e si è offerto a Li Yonghong come supporto alla scalata del Milan: il Fondo della famiglia Singer prestò un ingente cifra all’imprenditore cinese che, nel mentre, a suon di roboanti colpi mediatici annunciava la rinascita del glorioso Milan. Mr. Li invece non riuscì a estinguere il debito pattuito e fu quindi costretto a cedere le azioni di Via Aldo Rossi alla Elliott Management Corporation: la Società statunitense di gestione degli investimenti fondata nel 1977 a New York, da un giorno all’altro è diventata quindi proprietaria del Milan, il pluri-titolato Milan finito in rovina (o quasi). Il “piano Elliott” aveva fino a quel momento funzionato.

L’obiettivo dei Singer è chiaro dal loro primo giorno al comando del Club. Per dirla tutta, è oggetto di dibattito sul loro effettivo attaccamento alla causa rossonera. L’obiettivo di Elliott è dare valore al bene rilevato nel 2018 a un prezzo basso e rivenderlo dopo 2-3 stagioni realizzando un’importante plusvalenza. Questione di cifre, numeri (freddi) e di calcoli, tipici della politica fondante una società di investimenti. Accantoniamo per un attimo le analisi d’insieme su strategie di crescita del Club, valorizzazione del patrimonio presente e storico, idee di sviluppo per il management e di rimpallo dell’attività sportiva (il Milan di Li e il Milan di Elliott non sembrano poi così diversi a guardare i risultati fin qui conseguiti in campo), e concentriamoci invece sull’aspetto prettamente finanziario. Intanto, è notizia falsa e fuorviante che il Fondo Elliott non abbia investito nel Club, in ogni sua area. La piega del confronto, casomai, volge su un’altra questione: come questo budget sia stato effettivamente utilizzato. Rapporto lavoro svolto-benefici raggiunti.

Elliott, che ha assunto il controllo del Club nel luglio 2018, nel Milan ha investito complessivamente 525 milioni di euro. Una cifra quindi di tutto rispetto. Di questi, 180 hanno rappresentato il prestito secco contratto con Mr. Li, 141 milioni invece hanno riguardato il rimborso (interessi compresi) delle due obbligazioni – dette corporate bond – quotate al Terzo Mercato della Borsa di Vienna e che lo stesso Li aveva lanciato per rimborsare un “prestito soci” da 73 milioni e reperire risorse da utilizzare per il calciomercato. In totale, Elliott ha “supportato” il Milan cinese nella sua prima fase con un prestito il cui ammontare aveva raggiunto quota 308 milioni di euro, cifra che Yonghong avrebbe dovuto estinguere in 18 mesi.

A questa somma vanno poi aggiunti altri 357,9 milioni di aumento del capitale, spalmati dal Fondo – ormai al timone del Club – tra giugno 2018 e settembre 2019. Esclusi i due bond, che Elliott ha estinto a settembre del 2018, il complessivo investito sul Milan è pari a 525 milioni di euro, 345 dei quali finiti nelle casse della Società. L’attenzione va pertanto spostata su un altro capitolo, il fatturato, il cui ammontare nell’ultima stagione è stato di 206,3 milioni di euro (il club rossonero non figura tra i primi 20 club per ricavi a livello internazionale): come da troppi anni a questa parte, quello del Milan deve fare i conti con la crisi di risultati tecnici maturati in campo dalla prima squadra.

Solo la scorsa stagione, conclusa il 30 giugno 2019, il film “a tratti romantico” ma poco incisivo prodotto dalla squadra di Rino Gattuso – nella cui scena finale è stato sfiorato l’accesso in Champions League – ha contribuito a generare sul bilancio della Società una perdita pari a 155,9 milioni di euro, derivanti – nel dettaglio – da minusvalenze e ingaggi, costi del personale, spese per i servizi e perdita di incassi da sponsorizzazioni e attività commerciali. Ragione per cui si è spostata con decisione l’asticella dell’emergenza sulla gestione del progetto tecnico, da qualche settimana passato sotto la direzione unica di Ivan Gazidis, l’uomo fidato di Gordon Singer, il figlio di Paul fondatore del Fondo. Il “piano Elliott” non sta funzionando come da attese, sia sul rettangolo verde sia dentro i rettangoli delle tabelle Excel.

Serve una svolta, obbligata e urgente, per dare un futuro al Club e salvare l’investimento. A leggere il quadro con ottimismo, coglieremmo chi più chi meno un lampeggiante segnale di speranza: Elliott non venderà fin quando non avrà aumentato il valore del bene in suo possesso. È nella politica-guida di un qualsiasi Fondo. Bisogna capire ora quale direzione prioritaria verrà presa: tornare a vincere subito e ridimensionare quindi l’immagine del Milan su più fronti, non solo quello commerciale, o spostare l’attenzione sulla nascita del nuovo stadio, il grande tema. A essere ottimisti, ai tifosi rossoneri dai ricordi vellutati l’ingarbugliato “piano Elliott” potrebbe anche fare comodo.

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