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Cosa cambia con le cinque sostituzioni? Il Milan di Ancelotti e quello di Pioli

Pietro Cartolano

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Il calcio ai tempi del Coronavirus: prima erano tre, oggi sono cinque le alternative disponibili in panchina… Ecco cosa cambia in campo.

Torna il campionato in un versione strana, almeno quanto l’anno in cui viviamo. Ora cosa succede? Cosa cambia con le cinque sostituzioni? E con due mediani? La nostra rubrica, Tattica…mente, è pronta a sciogliere ogni dubbio e crearne di nuovi.

Cosa cambia con le cinque sostituzioni?

La prima novità sono le cinque sostituzioni, in pieno stile Serie C. Siamo tutti d’accordo che il rischio infortuni si sia alzato, ma in tre settimane il livello dovrebbe tornare a essere quello solito. Non vi sarete dimenticati che in questa rubrica non le mandiamo a dire!

Forse una delle tante esagerazioni del 2020, forse un passo verso il futuro. Cinque sostituzioni danno la possibilità agli allenatori di programmare le gare considerando 16 giocatori. Allegri non è mai stato il mio allenatore preferito, ma riconosco in lui una grande qualità: la gestione della rosa. Ha sempre preparato la partita considerando 14 giocatori, ponendosi l’obiettivo di cambiare la gara con le tre sostituzioni. Non è mai stato un filosofo, anzi, un pragmatista. Ciò non toglie che la valutazione delle sostituzioni faccia parte di un ampio concetto in cui la tattica ha un ruolo estremamente rilevante. Ma in tutto ciò, Pioli come userà questa arma? Guardiamo un po’ verso la panchina e valutiamo… Vabbè, valutiamo di organizzare una petizione per tornare alle tre sostituzioni! Scherzi a parte, la panchina del Milan non ha moltissimi giocatori in grado di cambiare la gara. Attenzione, non parlo del giocatore rapido che spacca in due la difesa avversaria, bensì di un buon numero di individui capaci di entrare contemporaneamente in campo per proporre un’alternativa tattica alla squadra. Passare da un 4-2-3-1 a un 4-5-1 con giocatori freschi (e soprattutto capaci di interpretare il momento della gara), sarebbe una chance incredibile. I giocatori più tecnici potrebbero spendere l’85-90% delle energie nei primi 60 minuti, per poi cedere il posto ai gregari pronti a dare il 100% in mezzora. Probabilmente spiegato così sembra un ragionamento da videogioco, ma vorrei farvi un esempio con il Milan più forte che abbia mai visto: il 4-3-2-1 di Ancelotti.

Con le 5 sostituzioni si può immaginare la coppia Cafu/Serginho sulle fasce difensive, perché si proporrebbe un gioco dominante ed estremamente dispendioso. In questa situazione, si potrebbe passare nell’ultima mezzora a un 3-5-2 togliendo Cafu, Pirlo, Seedorf, Shevchenko e Inzaghi: cinque mostri sacri di un Milan fenomenale. La partita sarebbe poi gestita da Stam, Ambrosini, Brocchi, Rui Costa e Crespo. In questo modo:

Ecco, questo è l’esempio più banale che mi sia venuto in mente e, rileggendo, modificherei già quasi tutto. Ma ciò che conta ora non è la formazione con cui ho fatto l’esempio o i sostituti proposti, ma la possibilità che si ha nel primo modulo di dominare totalmente il gioco con terzini altissimi e centrocampisti di qualità liberi di muoversi, perché il peso della corsa all’indietro sarebbe meno influente. Infatti, questi saprebbero di poter dare tutto per poi essere sostituiti al 60esimo.

È vero, so cosa state pensando: pura utopia per questo povero Diavolo. Ma ho sentito il dovere di spiegare come cambia il calcio con le cinque sostituzioni per proporre un’analisi alternativa sul futuro prossimo. Se veramente le cinque sostituzioni saranno così influenti, allora sappiamo quale triste futuro ci aspetta.

Il Milan ha vinto, è sempre bello sottolinearlo. Cerchiamo, però, di approfondire partendo dal modulo: è stato schierato il 4-2-3-1 per dare peso alle azioni, ma rischiando di snaturare alcuni giocatori. Lo ricorderete, io vado matto per Bennacer. Vedo in lui grande qualità tecnica e una tenacia non indifferente. Purtroppo, però è circondato da un’infettiva mediocrità che coinvolge un po’ tutti gli elementi. Presi singolarmente Bennacer, Kessié, Calhanoglu, Rebic, Leao hanno delle qualità che, proposte in una grande squadra potrebbero essere utili. Nel Milan, purtroppo, l’asticella è troppo bassa anche negli allenamenti e i risultati sono evidenti.

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