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Ibra mostra gli artigli e riscrive la storia: «Scudetto? Chi crede può»

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Fa due a zero in tre minuti nel derby, zittisce un tifoso sugli spalti, si vendica di Lukaku e trascina il Milan in vetta al campionato. Poi “festeggia” sui social con la foto di un leone coperto di sangue: “Fame”.

È scattato qualcosa il 9 febbraio e ha cambiato ogni prospettiva. Il Milan aveva appena perso il derby contro l’Inter 4-2 dopo aver accarezzato l’emozione di brillare più in alto delle guglie del Duomo avanti di due reti all’intervallo. Era già il Milan di Ibrahimovic, in gol allo scadere dopo il vantaggio siglato da Ante Rebic al 40°. Tutto in cinque minuti. Poi il crollo, il blackout e l’ennesima occasione dirimpetto ai cugini da dimenticare. Ibra non ha dimenticato. Né l’amara sconfitta, né lo sberleffo dell’amico rivale sotto lo stesso cielo, Lukaku: “C’è un nuovo re in città“, scrisse il belga sui social con tanto di foto in posa monumentale. Ibra non lo ha dimenticato.

Otto mesi e il Covid hanno assopito gli entusiasmi, qualcuno ha posato le armi, qualcun altro ha sfruttato il tempo della lunga pausa per lucidare le proprie sciabole e affilarle. Così ha fatto il Milan e così ha fatto Stefano Pioli, che nel mentre ha combattuto una sua “battaglia” tutta parallela – quasi solo mediatica per la verità – contro il dichiarato successore alla guida dei rossoneri, Ralf Rangnick. Pioli ha usato i guanti e dato lustro alle molte armi a sua disposizione. Ibra lo ha aiutato fin dal primo giorno affilando i propri artigli. I due si ritrovano oggi al comando di un’armata invincibile, prima in Serie A a punteggio pieno dopo quattro giornate.

Più debole dell’Inter sulla carta, più forte in campo. Una vendetta sportiva che ieri, in un San Siro desolatamente silente, è stata servita con una rapidità ancora più sconcertante: se a febbraio al Milan servirono cinque minuti per conquistare il doppio vantaggio, ieri al Diavolo sono bastati tre giri di orologio per incollare a palo Lukaku e compagni. Doppietta di Ibrahimovic, prima a segno dagli undici metri con la complicità di Handanovic, poi praticamente sulla stessa zolla ma in movimento, servito puntuale a sinistra dall’allievo Rafa Leao. Il Leone ha ruggito nel silenzio di San Siro e graffiato per sempre la tela della storia: Ibra è ora il marcatore più anziano del Derby di Milano. Con 39 anni e 14 giorni, da ieri Zlatan è di diritto nella classifica dei dieci goleador della Serie A con più primavere all’anagrafe: è nono, alle spalle di Sensi e davanti a Luca Toni.

Dopo il primo gol ha zittito un tifoso dell’Inter che sugli spalti deserti del Meazza continuava a punzecchiarlo con messaggi provocatori. Il tifo nerazzurro non ha mai digerito l’addio freddo di Ibra, e nemmeno gli perdona le continue frecciatine lanciate dal suo ritorno a Milano: dopo il 4-2 di febbraio, a domanda in zona mista sul valore effettivo dell’Inter nella corsa allo scudetto Zlatan rispose che “no”, l’Inter non avrebbe conquistato il titolo di Campione d’Italia. Ci aveva visto giusto. Ibra non dimentica, raramente sbaglia e non perdona, e non importa chi si trovi davanti, che sia Lukaku o un tifoso qualunque. Uno su mille.

Dal gesto in campo dopo il 2-0 al post sui Social, in pieno stile Ibra. Forse un po’ troppo macabro ma certamente d’impatto. Ibra fa discutere sempre, ama finire in copertina e fa di tutto per restarci. Ha pubblicato a fine partita l’immagine di due leoni, uno visibilmente coperto di sangue. La battaglia del derby era da poco terminata. E ha scritto nel copy “fame”. Una sola parola per ricordare al mondo che Ibra a 39 anni e 14 giorni è ancora un ragazzino. O meglio, un felino giovane e scattante pronto a divorare una dopo l’altra le prede che provano a scivarlo.

«Se ero qui dal primo giorno avremmo vinto lo scudetto», disse a luglio commentando la spettacolare rimonta del Milan di Pioli in campionato. Ieri ha rincarato la dose: «Secondo me c’è la possibilità, sicuro: chi ci crede può fare tutto. Noi ci crediamo, poi alla fine vedremo come andrà. È ancora lunga…». Ma questo Milan può farcela. Con gli artigli ha dimostrato di saper ferire chiunque.

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