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Milan senza Ibra: il futuro dei rossoneri tra tattica e carisma

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I dubbi di Zlatan sul futuro della Serie A e la questione rinnovo sui contratti in scadenza 30 giugno impongono delle riflessioni sul futuro tattico della squadra rossonera, alla quale mancherebbe il punto di riferimento del reparto avanzato degli ultimi mesi.

Presentato il 3 gennaio davanti a un’enorme folla entusiasta fuori da Casa Milan, Zlatan Ibrahimovic è il simbolo di un Milan che non esiste più, rappresentato da campioni e trofei vinti. Nonostante i 38 anni compiuti il 3 ottobre scorso, il gigante di Malmö ha donato nuova linfa a una squadra svuotata dal 5-0 subito a Bergamo dall’Atalanta.

Le recenti dichiarazioni del presidente del Vasco da Gama Luiz Roberto Leven Siano, riguardo una trattativa in essere con Ibrahimovic, hanno però fatto suonare un campanello d’allarme tra i tifosi rossoneri, mettendo in dubbio la permanenza del giocatore già per questa stagione.

Un ulteriore aspetto preoccupante riguardo il futuro dello svedese al Milan è rappresentato dall’incertezza contrattualistica legata ai rapporti lavorativi di giocatori e allenatori in scadenza al 30 giugno, per il quale non si è ancora arrivati con la FIFA a una soluzione certa e ufficiale.

L’occasione che si presenta, a questo punto, è quella di analizzare come potrebbe essere il Milan di Stefano Pioli nel caso in cui non dovesse contare su Zlatan per terminare la stagione, qualora effettivamente ci fosse la ripresa del campionato.

Milan senza Ibra: è l’ora di Leão

Venendo a mancare il punto di riferimento offensivo che vede in Ibrahimovic l’essenza della predominanza fisica nei confronti degli avversari, toccherebbe a Rafael Leão occupare il ruolo di prima punta nello scacchiere tattico rossonero.

Le caratteristiche del giovane portoghese però sono completamente diverse, tant’è che molti addetti ai lavori hanno persino messo in dubbio che il giocatore acquistato dal Lille possa effettivamente ricoprire il ruolo di attaccante puro.

Abituato a svariare per tutto il fronte d’attacco senza occupare una posizione precisa, Leão difficilmente lascia punti di riferimento alle difese avversarie, favorendo con i suoi movimenti a cucire il gioco gli inserimenti delle mezz’ali.

I numeri del portoghese ad oggi sono decisamente negativi date le due sole reti segnate in 21 presenze in Serie A, condite da un solo assist. Sicuramente, nel caso di una partenza di Zlatan, Leão sarebbe chiamato a fare un salto di qualità non indifferente.

Milan senza Ibra: le alternative tattiche

La sopracitata partita con l’Atalanta, seppur ricordata dai tifosi rossoneri come una debacle di proporzioni immense, è importante considerarla perché ultimo match antecedente allo sbarco di Ibrahimovic a Milanello.

L’undici rossonero di Bergamo:

Il 4-3-3 proposto da Stefano Pioli vede Çalhanoglu e Suso a supporto di Leão al centro dell’attacco. A centrocampo, il trio Bonaventura-Bennacer-Kessié va a comporre una mediana classica, date le qualità individuali e collettive dei giocatori, adatta al modulo proposto.

La partita poi racconta di una tragedia sportiva, arrivata comunque al termine di un ciclo di partite sufficiente per i rossoneri, reduci da quattro risultati positivi in cui il 4-3-3 sembra essere un modulo attuabile sia con Piatek, sia con Leão nel ruolo di terminale offensivo.

Dal momento in cui Zlatan entra a far parte delle rotazioni già dall’incontro del 6 gennaio in casa contro la Sampdoria, il mister decide di mutare il sistema tattico verso un centrocampo a 4 con ali molto offensive come Castillejo e Calhanoglu e un attacco a due in cui coesistono Leão e lo stesso Ibrahimovic.

La vicinanza di una vera e propria punta negli ultimi sedici metri permette a Leão di poter svariare maggiormente, il che ha immediatamente un impatto positivo sul giocatore.

Successivamente, Pioli decide di lasciare il giovane rossonero in panchina virando su un 4-2-3-1 più equilibrato e offensivo con Çalhanoglu avanzato nel ruolo di trequartista dietro la punta.

Nel momento in cui Zlatan dovesse mancare, toccherebbe al portoghese sopportare nuovamente tutto il peso dell’attacco sulle sue spalle, per cui sarebbe interessante nuovamente posizionare il numero 10 rossonero alle spalle di Leão in un 4-4-1-1 in fase difensiva (4-2-3-1 in quella offensiva) con ai lati Rebic e Castillejo, aumentando la presenza in area e dando qualità sulla trequarti.

Un’altra soluzione sarebbe quella di spostare Leão sull’out di sinistra, accentrando Rebic nel ruolo di prima punta, soluzione che obbligherebbe il croato a sostenere un lavoro che non ha mai svolto in carriera ma permettendo al portoghese di avere più campo da aggredire, aspetto da non sottovalutare considerando le sue caratteristiche da velocista.

Un più prudente 4-4-2 vedrebbe invece la coesistenza di Leão e Rebic al centro dell’attacco, (come visto contro l’Hellas Verona a San Siro) una versione analoga a quella di Jovic e dello stesso Ante all’Eintracht di Francoforte. Sugli esterni probabilmente verrebbero scelti sempre Çalhanoglu e Castillejo, mentre al centro sarebbe indiscutibile la presenza di Bennacer e Kessié.

Milan senza Ibra: mancanza di personalità

In termini di rosa, uno degli aspetti da considerare maggiormente in quanto impattanti sul futuro tecnico del club rossonero è quello della personalità.

Verrebbe infatti a mancare quello che è diventato il parafulmine e il punto di riferimento per tutti i giocatori, sia in allenamento, sia in partita. Il primo tempo del derby di Milano è stato l’esempio lampante di quanto la squadra sia trascinata dal suo condottiero e, nel momento in cui deve fare un passo avanti in termini di personalità, come nel secondo tempo dello stesso match, si sciolga come neve al sole.

Un Milan senza Ibra vedrebbe diminuire notevolmente il fattore carisma dell’intera squadra, carenza che sarebbe sicuramente da colmare in sede di mercato in vista della prossima stagione, implicando delle scelte forse distanti da quelle che sono le strategie societarie.

«Tornerò in Italia – ha detto – ho un contratto con il Milan e devo finire la stagione». Telegrafico, l’abbiamo detto. Vedremo se sarà così.

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