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Il calcio è diviso e ora rischia di non ripartire

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La Lega spinge per una soluzione ma non tutti i club sono convinti della ripresa. Il governo rimane cauto e non si sbilancia, dubbi sui meccanismi anti-Covid anche da esperti e scienziati.

Attorno al tavolo tre sedie: Lega Calcio, Federazione e governo. Il dibattito entra nel vivo ma di una soluzione all’orizzonte non si intravede per ora nemmeno l’ombra. Dal 18 maggio i club potrebbero tornare ad allenarsi a gruppi nei centri sportivi (che fino a quella data rimarranno chiusi) ma di altre fughe in avanti nessuno vuole parlarne. Tradotto, nemmeno si ha una timida certezza che il campionato di Serie A torni in pista e concluda il giro entro il termine ultimo dettato dalla UEFA (3 agosto) o se invece verrà annunciata la fine ufficiale della stagione sportiva.

Serie A Coronavirus rischio stop: futuro incerto

Si parla ma ci si ripete. Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora è marcato a uomo dai vertici di Lega e FIGC (e da alcune Società, Lazio al comando) ma resta saldo sulla sua posizione: «Portare avanti il mondo del calcio, non soltanto la Serie A, è una cosa importantissima per l’Italia, ma lo dobbiamo fare assolutamente in sicurezza. La FIGC ha presentato un protocollo per poter fare allenamenti e partite in sicurezza. Il comitato tecnico scientifico ritiene necessario fare degli approfondimenti su questo protocollo. Se si riuscirà a perfezionare questo protocollo, gli allenamenti degli sport di squadra riprenderanno il 18 maggio, ma questo non significa necessariamente che riprenderà il campionato, perché non possiamo sapere come sarà l’evoluzione dell’emergenza. Ma riaprire gli allenamenti ci prepariamo alla possibilità di riprendere il campionato, ma questo lo sapremo soltanto più avanti».

Serie A Coronavirus rischio stop: la scienza frena gli entusiasmi

Allo scontro si è aggiunta la voce proveniente dal mondo degli scienziati, peraltro già attori nei tavoli di confronto dei comitati a supporto di politica e FIGC: in caso di un solo nuovo contagio, il campionato rischierebbe di sprofondare con effetti irreversibili. In realtà, il protocollo della Federazione ha studiato anche “meccanismi che consentano di circoscrivere la positività senza fermare tutto: isolamento immediato del calciatore o del membro della staff contagiato, doppio tampone per tutti nelle 24 ore, doppio test sierologico a 5-7 giorni di distanza, ripristino del distanziamento“. Ma restano i dubbi che il sistema possa reggere davvero.

Serie A Coronavirus rischio stop: manca una linea comune

Il virus non ha confini, l’abbiamo sentito e letto ovunque. Dovrebbe valere anche per metodi di contenimento al contagio e protocolli di ripresa delle attività. Stessa linea strategica e operativa in tutti i territori, quantomeno quelli sulla carta confinanti. Anche per l’industria del calcio in Europa manca (purtroppo) una visione comune imposta dall’alto. Il destino del pallone divide nel Vecchio Continente e anche nel resto del mondo: mentre l’Argentina ha decretato conclusa la stagione sportiva la Germania in queste ore ha riacceso i motori: la Bundesliga tornerà in campo il prossimo 9 maggio. A due passi dal nostro Paese.

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