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San Siro non ha «interesse culturale», quindi può essere abbattuto

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La Soprintendenza ha dato via libera alla demolizione del “Meazza” ma Milan e Inter non cambieranno nuovamente strada. San Siro sarà salvato solo in alcune parti e muterà la sua funzione. Il punto sulla “trattativa” con il comune di Milano e i prossimi passi verso il 2024.

Da ieri sulla strada verso la ricostruzione di San Siro (la riqualificazione dell’intera area dello stadio di Milan e Inter) c’è un ostacolo in meno. Interpellata dalla giunta comunale guidata dal sindaco di Milano Beppe Sala, ieri la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia, per bocca della sua presidente, la dottoressa Maria Paola Furst, ha stabilito che l’attuale impianto «non presenza alcun interesse culturale». Il via libera era stato firmato lo scorso 13 maggio ma solo in queste ore è stato ufficializzato: «Trattati allo stato attuale – ha detto la Furst – di manufatto architettonico in cui le persistenze dello stadio originario del 1925-’26 e dell’ampliamento del 1937-’39 risultano del tutto residuali rispetto ai successivi interventi di adeguamento e ampliamento, realizzato nella seconda metà del Novecento».

Nuovo stadio San Siro: nessun vincolo storico

Del disegno del “Meazza” voluto alle origini da Piero Pirelli, in altre parole, è rimasto ben poco. Piuttosto, oggi San Siro è «un’opera connotata dagli interventi del 1953-’55, oltre a quelli del 1989-’90», quando venne innalzato il terzo anello su tre lati della struttura per aumentarne la capienza in occasione del Mondiale di calcio.

Il codice dei Beni Culturali stabilisce vincoli di tutela per opere architettoniche con oltre 70 anni di vissuto e San Siro, la versione di oggi plasmata quindi dai lavori del 1953, per pochi mesi non rientra nella casistica. In linea teorica quindi, Milan e Inter potrebbero anche invertire la rotta e impuntarsi sul suo abbattimento. Ma non lo faranno. Due i motivi principali: perché tornare indietro e ripartire dai vecchi progetti vorrebbe dire annullare l’intero l’iter e allungare i tempi, e perché poi si rischerebbe di aprire un nuovo acceso dibattito in consiglio comunale che potrebbe congelare ulteriormente il percorso verso la nascita di un nuovo impianto.

Nuovo stadio San Siro: la rifunzionalizzazione

Piuttosto, da ieri i due Club possono contare su un alleato in più al loro fianco (la Soprintendenza) e sperare dunque in una decisiva spinta dal Comune per raggiungere quanto prima lo step successivo. Dell’attuale San Siro, quindi, verrà salvata solo una della quattro torri angolari e una porzione del secondo anello, poi innalzata una copertura. Il vecchio “Meazza” sarà una sorta di involucro e ospiterà negozi, cinema, un centro commerciale e un’area sportiva al servizio dei cittadini.

Nuovo stadio San Siro: la scelta del progetto

C’è da capire, ora, fino a quale limite in termini di volumetria extra-stadio il progetto potrà spingersi: dei 90 mila mq concessi dal comune, i Club vorrebbero contarne almeno il doppio. Superato il prossimo ostacolo le parti si troveranno poi difronte a un nuovo bivio delicato: quale idea di progetto scegliere tra la proposta dello studio di architettura Populous e la versione dello studio Manica-Sportium? In un anno la scelta potrebbe sbloccarsi, poi ci vorranno 36 mesi per innalzare la nuova costruzione. Il traguardo del 2024 quindi non è poi così impossibile. Tra costi per la realizzazione e concessione del diritto di superficie per 99 anni, l’investimento complessivo supererà 1,2 miliardi di euro.

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