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Tattica…mente parlando di Milan-Lecce

Pietro Cartolano

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Pietro Cartolano ci aiuta a rileggere Milan-Lecce in chiave tattica.

Un pareggio ingiusto, che quasi lascia indifferenti. Ormai il tifoso del Milan somatizza la sofferenza e la gestisce quasi serenamente. L’abitudine al dolore è una sensazione orrenda, quasi schiavizzante. Ma il dolore e la tattica non possono entrare in conflitto.

Allora andiamo ad analizzare tattica…mente la gara rossonera cercando di entrare nel dettaglio.

Il menu di questa settimana offre:
1 – Come cambia l’impostazione palla al piede
2 – 4-3-3 che di 4-3-3 ha ben poco
3 – I pro e i contro di avere Suso e Calhanoglu più’ vicini alla porta
4 – Il vero problema
5 – Cosa ha in mente Pioli

Sperando di creare un piacevole confronto, buona lettura.

1 – COME CAMBIA L’IMPOSTAZIONE PALLA AL PIEDE
Con Giampaolo in fase di impostazione il Milan schierava i quattro difensori molto larghi e scendevano due dei tre centrocampisti andando incontro a Donnarumma (spesso i due erano Biglia e Calhanoglu facendo salire Kessié quasi sulla trequarti). Il tutto è ben visibile nell’immagine B dell’articolo riguardante Hellas-Milan. Con l’arrivo di Pioli il Milan imposta a tre: Theo si alza sulla linea dei centrocampisti e Conti si stringe per diventare il terzo di destra. In questa situazione Suso si abbassa “pestando la linea” e permettendo a uno dei tre centrocampisti di alzarsi (spesso lo ha fatto Paquetà, permettendo a Calhanoglu di stringere la sua posizione). Questa situazione permette a uno dei due terzini di spingere ed evita a Calhanoglu di percorrere km inutili passando dalla fase di impostazione a quella di conclusione. Vi siete chiesti come mai il turco sia riuscito a concludere bene in un paio di occasioni, a trovare il goal e belle giocate? Semplicemente perché corre meno e ha meno responsabilità in fase di impostazione. Ha più energie fisiche e mentali. In tutto ciò cambia anche la posizione di Kessié che si deve dedicare maggiormente alla fase difensiva evitando scorribande offensive. Finalmente.

2 – 4-3-3 CHE DI 4-3-3 HA BEN POCO
In fase di impostazione si passa al 3-4-1-2 o al 3-4-3 e in fase di conclusione non esiste religione. Ciò che per molto tempo è stato complesso oggi sembra più semplice: il fraseggio tra giocatori di qualità è alla base della buona riuscita delle azioni e l’asse Calhanoglu-Paquetà-Suso-Leao diventa fondamentale. Seguendo questo ragionamento Piatek rimane escluso, ma il gioco di Pioli non richiede un supporto particolare della punta. Anche il polacco tornerà utile in questa seconda fase della stagione rossonera.

3 – I PRO E I CONTRO DI AVERE SUSO E CALHANOGLU PIÙ VICINI ALLA PORTA
Senza ombra di dubbio avere due giocatori di qualità a ridosso dell’area di rigore rende tutto più semplice, ma effettivamente esistono delle controindicazioni che puntualmente hanno preso forma già domenica contro il Lecce. Il turco avanzando la sua posizione non può più commettere gravi errori come quelli visti contro la Fiorentina e, come già detto, è più lucido negli ultimi venticinque metri. Per quanto riguarda Suso, il discorso è diverso: non solo è teoricamente esente dalla fase difensiva, ma ha anche la fiducia inconscia della squadra che gli assegna il pallone in quasi tutte le costruzioni offensive. Meglio di così, al Milan, non si può avere. Eppure lui non si sacrifica per nessuno: al goal di Babacar rimane impassibile senza reagire e sul secondo goal è inutile approfondire. Chissà, forse Rebic avrà le sue chance. Si spera.

4 – IL VERO PROBLEMA
Il vero problema è uno solo. Lo disse anche Seedorf nella sua breve esperienza da allenatore rossonero: tre quarti della rosa non è all’altezza del Milan. Oltre a Donnarumma, Theo, Bonaventura e Leao non trovo neanche un giocatore che avrebbe potuto fare panchina nel Milan di Ancelotti. E tra quelli appena citati forse solo Donnarumma avrebbe potuto impensierire Dida, perché i vari Maldini, Seedorf e Shevchenko non avrebbero mai perso il posto. In questa situazione, pertanto, è necessario trovare una motivazione che vada oltre le qualità. Ricreare un Leicester potrebbe essere l’unica soluzione per riportare il Milan momentaneamente in alto. Se ci dovessimo basare sulle qualità dei singoli sarebbe la fine. Caro Pioli, ti spetta un arduo compito sia da allenatore sia da psicologo. Forse Ranieri sarebbe stato più adatto? Domanda lecita.

5 – COSA HA IN MENTE PIOLI
Ah, quanto ci piace la tattica! Passerei ore ad analizzarla nei minimi dettagli! In questo modo si trovano soluzioni interessanti. Nelle grandi società esistono tecnologie che aiutano queste analisi e le tante ore sul campo schiariscono le idee. Pur se la soluzione migliore sarebbe la trasferta a Lourdes, ritengo che il Milan con qualche cambio tattico possa fare un piccolo salto di qualità. Non credo di aver partorito questa idea oggi, bensì mesi fa e ritengo che l’unico in grado di compiere questo cambio sia proprio Pioli. A differenza di Gattuso e Giampaolo, lui è molto meno legato a idee tattiche e cerca di essere il più pragmatico possibile. La difesa a tre può essere la rivoluzione utile a dare nuovi stimoli a questo Milan. Andrebbe reinserito Ricardo Rodriguez che personalmente vedo benissimo come terzo di sinistra. Ciò permetterebbe a Conti e a Theo di alzare il loro baricentro e, probabilmente, escluderebbe Suso dall’undici titolare. A meno che non si voglia giocare con il 3-4-3…forse un po’ troppo spavaldo.

CONCLUSIONI
Forse per la prima volta negli ultimi trent’anni il Milan ha la reale possibilità (o forse necessità) di passare alla difesa a tre. Tattica…mente potrebbe essere la primavera rossonera.

Vi lascio con un’idea di formazione in cui inserisco una fortissima provocazione.
Modulo: 3-5-2.

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