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L'avversario

Al Marakana niente tifosi, ma quel tunnel farà comunque paura

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Alla scoperta della Stella Rossa di Belgrado

Il meteo serbo non ha previsto nebbia per domani sera a Belgrado. Ma “LA nebbia” di Belgrado ha segnato in maniera indelebile i 121 anni di storia del Milan.

È il 9 novembre 1988, al Marakanà di Belgrado il Milan è quasi fuori dalla prima Coppa dei Campioni della presidenza Berlusconi, perché a San Siro la Stella ha pareggiato 1-1 e in Serbia (che all’epoca era territorio jugoslavo) il risultato è bloccato sullo 0-0. Quando i giocatori sono negli spogliatoi, entrano nello stadio continue folate di nebbia spessa e grigia che, in pochi minuti, coprono e nascondono alla vista del mondo il Marakanà. Le squadre entrano in campo, non si vede nulla. Si dice che la Stella Rossa abbia segnato. Qualcuno ha visto Virdis uscire dal campo per una espulsione. Verso il sessantesimo minuto la decisione di sospendere il match è presa. Si giocherà il giorno seguente. I rossoneri di Sacchi domineranno l’incontro, che si chiuderà con la vittoria ai rigori. Decisiva per quella che diventerà una squadra immortalata per sempre negli annali di storia del calcio.

Era un’altra competizione, erano altre squadre (la Stella Rossa poteva vantare un campione dal calibro di Dejan Savicevic e pochi anni dopo vincerà la Coppa in finale col Marsiglia, a Bari). Soprattutto era un’altra atmosfera, non solo meteorologicamente parlando. Perché quel giorno allo stadio c’era un fiume di tifosi e rispetto a oggi percorrere i 2 metri e circa 80 passi del “tunnel dell’inferno” del Marakanà faceva sicuramente più paura. Sarà comunque una scossa emotiva non da poco attraversare quei metri domani, considerando anche il momento non eccezionale della squadra di Pioli.

Tralasciando i ricorsi storici e le atmosfere del Marakanà, analizziamo la squadra serba e i suoi punti di forza. In patria è campione da tre anni, Dejan Stankovic è al timone con tanta voglia di aprire un nuovo ciclo, a cui partecipano tra l’altro altre vecchie conoscenze della Serie A come Diego Falcinelli e Filippo Falco. Ci sarà un po’ di Inter domani sera a Belgrado: oltre all’allenatore Bakayoko, ex primavera nerazzurra, classe 1998 l’ultima stagione in Svizzera al San Gallo. A Belgrado è arrivato da poco, nel mercato invernale. Lo stesso Falcinelli, diventato idolo in Serbia, contribuì alla miracolosa salvezza del Crotone nel 2016/2017, segnando anche una strabiliante doppietta proprio all’Inter di Stefano Pioli.

Fin qui è stata una stagione ottima per i biancorossi, pur tenendo conto del livello medio non eccelso degli avversari. Una sola sconfitta in 33 gare ufficiali, quella con l’Hoffenheim in Europa League che non ha però compromesso il passaggio ai sedicesimi. Per il resto ben 27 vittorie (è capolista in campionato a +9 sul Partizan, club rivale cittadino e gemellato con la curva del Milan) e 5 pareggi, di cui uno particolarmente doloroso, con l’eliminazione ai rigori nel terzo turno di qualificazione in Champions a Nicosia.

Solitamente la Stella Rossa si schiera in campo con il 4-1-4-1. In organico conta il funambolico esterno destro Ben Nabohuane, nato nel distretto di Passamainty sulla Mayotte, regione d’oltremare francese situata nell’oceano Indiano e facente parte delle Isole Comore. Non proprio il prototipo di oasi caraibica in cui trascorrere la luna di miele. Il motivo viene dall’etimologia, visto che in lingua swahili “Maouti” vuol dire “Isola della Morte”. Ben Nabohuane ha più di trent’anni ma nonostante l’età potrebbe essere mortifero per questo Milan. A sinistra mancherà il talento di Katai. Gli uomini chiave saranno quelli in grado di svariare di più: su tutti Ivanic, centrocampista offensivo e top scorer stagionale. Ma attenzione anche a Andrija Radulovic, esterno classe 2002 lanciato da Stankovic alla fine della scorsa stagione e già sul taccuino di molti scout internazionali. Alcuni hanno anche azzardato il paragone col genio Savicevic. Vedremo…

Quel che è certo è che anche senza pubblico il Marakanà sfoggerà il suo tunnel infernale. Il Diavolo, però, anche se scottato da un weekend a dir poco scioccante, non può assolutamente aver timore dell’inferno.