Resta in contatto con Daily Milan

L’esperto del settore economico-sportivo ha analizzato la situazione, per lo più societaria, rossonera.

Il periodo buio rossonero continua. Oltre ai risultati di campo – che hanno portato al ritiro punitivo – mai decollati da inizio anno, si è aggiunto anche il problema del Voluntary Agreement. Yonghong Li non dà garanzie e – nonostante la puntualità nel pagamento – la UEFA non si fida. Tutto ciò ha portato alla bocciatura del programma presentato da Marco Fassone. Per fare maggiore chiarezza sul mondo Milan, soprattutto sotto il punto di vista economico, Calciomercato.com ha intervistato Marco Bellinazzo. Il giornalista de Il Sole 24 Ore è un grande esperto dell’economia collegata al calcio. Ecco il botta e risposta nella lunga intervista rilasciata al portale online.

Il Milan ha chiuso una settimana da incubo con la figuraccia di Verona e la susseguente decisione di mandare la squadra in ritiro. Quanto hanno inciso, secondo lei, il caso Donnarumma e il no della UEFA al Voluntary Agreement?
«Hanno inciso, credo proprio di sì. Non so quanto possano influire sull’aspetto tecnico, ma è evidente che le polemiche intorno a Donnarumma e alla squadra non hanno creato il clima ideale».

È stata una scelta giusta quella di richiedere il Voluntary Agreement? Nonostante le difficoltà oggettive, esponendo il club ad un’altra sconfitta dal punto di vista dell’immagine?
«Io credo che sia stata una mossa intelligente e obbligata, nel senso che il Milan andava incontro alle sanzioni del Fair-Play finanziario perché ha chiuso gli ultimi tre bilanci con un rosso da 250 milioni, mentre il limite stabilito era a 30. Sarebbe stato comunque inevitabile fare i conti con la UEFA in primavera con il Settlement Agreement. Il tentativo preventivo con il Voluntary permetteva una situazione meno gravosa per il club e dava la possibilità di avviare un piano di rilancio, ma la mossa non è andata a buon fine. È chiaro che dopo la prima bocciatura di giugno si poteva immaginare un atteggiamento rigoroso e rigido da parte dell’UEFA, che ha posto delle condizioni molto difficili da rispettare, come ha detto lo stesso Fassone. Queste però hanno presupposto una mancanza di fiducia nei confronti della proprietà e della continuità aziendale. Vero anche che le condizioni erano presenti nel regolamento del Voluntary Agreement e sono la richiesta di un deposito cautelativo di 165 milioni di euro e la chiusura del finanziamento del debito con Elliott. Io credo che il problema vero sia stato un altro, ovvero i dubbi sulla proprietà del Milan».

Qual è lo scenario più concreto che i tifosi rossoneri devono aspettarsi da qui alla prossima stagione a livello societario?
«In quest’ottica ci sono due piani da valutare: il primo è quello del rifinanziamento del debito di 350 milioni che deve essere restituito al fondo Elliott, tra Milan capogruppo e la società veicolo in Lussemburgo. Questo scenario è stato al centro dei rilievi della UEFA ed è tutto in divenire. Il club rossonero sta lavorando in molte direzioni, con più soggetti finanziari per pagare Elliott e portare il debito oltre la scadenza attuale dell’ottobre 2018. Sta cercando un nuovo prestito a tassi d’interesse più bassi rispetto agli attuali, dal 7,5% in su. Questo è molto difficile da realizzare, in un momento dove la squadra va male, le prospettive di andare in Champions League sono ridotte al lumicino o quasi nulle, l’Europa League rimane un traguardo complicato. Un investitore, rispetto a una società che ha già perso 30 milioni e ne perderà almeno 50 in questo bilancio, ha dubbi sul fatto che questo credito possa essere ripagato. La fortuna del Milan è che non ha l’esigenza immediata, ma ha qualche mese per portare avanti i discorsi che ha già imbastito, con la speranza che i risultati sul campo cambino in positivo».

Come arriva il Milan al piano di Settlement Agreement?
«Non ci arriva benissimo per le ingenti perdite degli anni tribolati scorsi con la gestione Fininvest. Dovremmo capire le sanzioni che verranno imposte. Ci sono diversi precedenti illustri, questo è il quinto anno che la UEFA mette questo tipo di sanzioni. Bisogna capire come il Milan arriverà in primavera, se dovesse concludersi un’opera di finanziamento facendo fronte a quelle che sono le richieste della UEFA. In quest’ultimo caso, allora le sanzioni sarebbero molto più basse. La società ha questo contratto di esclusiva con l’advisor londinese Highbridge, si sta cercando un interlocutore, un soggetto che possa accollarsi questo debito. Il Milan rimarrebbe come garanzia a questo eventuale investitore, che non sarà facile reperire, perché una società che brucia 50 milioni di euro di capitale ogni anno può non essere molto appetibile».

Nelle ultime ore si è parlato anche di possibili problemi con questo advisor e di un accordo potenzialmente a rischio.
«I problemi con loro fanno parte del gioco, non ci trovo nulla di strano. Nessuno va a prestare i soldi a un club in piena difficoltà così facilmente, vuole avere una serie di certezze e rassicurazioni. Tutto quello che sta succedendo dentro e fuori dal campo non attira gli investitori».

In questo contesto rientra il sempre più probabile addio di Donnarumma. Al Milan, per esigenze di bilancio, converrebbe cederlo a gennaio o la prossima estate?
«Il Milan non ha l’urgenza di cederlo a gennaio, per colmare il gap del bilancio che si chiude nel giugno del 2018 basterebbe cederlo qualche giorno prima e mettere a registro una notevole plusvalenza. A livello contabile non cambia molto tra adesso o giugno. Donnarumma è il primo asset, il più liquido, quello che ha più mercato ed è più appetibile a livello internazionale. Su di lui si faranno tanti ragionamenti, è evidente che sarà il primo indiziato».

Per quanto concerne il progetto che Marco Fassone aveva illustrato su sponsor e ricavi tutto sta procedendo secondo le previsioni? Dall’accordo con l’Adidas a quello con la Puma le prospettive non sembrano migliorate.
«Io non so esattamente quale sia lo stato delle trattative per gli sponsor, posso intuire che siamo abbastanza lontano da un ideale progetto di sviluppo. La valorizzazione del brand presuppone un elemento fondamentale, cioè che la squadra giochi ad alto livello sia in Italia che in Europa, la storia non basta per trovare gli sponsor. Al di là di AlpenWater non mi sembra che ci sia grande dinamismo».

Secondo lei cosa bisogna aspettarsi dal Milan a livello societario da qui fino a ottobre del 2018? Crede nel progetto di Yonghong Li?
«Sinceramente io ho sempre avuto molti dubbi su questo progetto. È nato attraverso una trattativa complessa, troppo complicata. Per il bene del Milan avrei sperato in una società già solida e riconoscibile, il carattere dell’operazione è speculativo. Mettere una società sul mercato e cercare di guadagnare non deve per forza di cose essere negativo. Ci sono molte differenze con l’Inter di Suning, che invece ha chiaramente un carattere industriale. Mi auguro che si vada avanti nei prossimi mesi tentando un accordo non invasivo con la UEFA e che si cerchino nuovi soci di minoranza o partner. Non sarà facile però trovare chi metta dei soldi in un progetto dove a comandare sono altri. Ci sono troppe difficoltà nel dare chiarezza e trasparenza al Milan, mi sono preso gli insulti per mesi dai tifosi milanisti. Il calcio italiano deve tutelare un asset come quello del club rossonero. Non mi sento di dare particolari responsabilità a Fassone e Mirabelli, stanno facendo il possibile. Non è facile creare un clima di fiducia all’interno dell’attuale società».

 

Commenta

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Copyright © Daily Milan 2020-2022 | Testata giornalistica | Aut. Tribunale di Biella n° 575 del 31 luglio 2012 | Direttore Editoriale: Luca Rosia