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Il numero 5 rossonero – intervistato del Corriere dello Sport – racconta la situazione attuale del Diavolo.

Giacomo Bonaventura, dopo l’infortunio della scorsa stagiona, si è ripreso il Milan. Certo, ce ne è voluto di tempo! Sì, perché Jack ha avuto un inzio di stagione più complicata del previsto, lui che ha sempre rappresentato uno di quelli in grado di fare la differenza. E invece – nell’inizio complicato del Diavolo – anche il numero 5 rossonero ha attraversato un periodo difficile; tra mole di impegni eccessivi e l’impossibilità di recuperare al 100% la condizione. Oggi invece – grazie soprattutto alla cura Gattuso – è lì, uno dei pilastri di un Milan che sta cercando di risollevare una stagione partita sotto una cattiva stella. In un ruolo inedito soprattutto se pensiamo dove giocava da giovane, ma lo ha più volte occupata e il tecnico ha trovato il giusto equilibro in questo. Bonaventura ha parlato della situazione, tra presente e futuro, Gattuso e Montella, campo e non solo… Ecco le sue parole uscite oggi tra le pagine del Corriere dello Sport.

Il Gattuso-Allenatore: «Uno, magari, vorrebbe Guardiola o un top come allenatore… Ma Gattuso non ha nulla da invidiare a nessuno come metodo di lavoro. Comunque cambiare ancora guida tecnica, rappresenterebbe un passo difficile per noi giocatori. Gattuso conosce benissimo l’ambiente e meriterebbe di poter disporre di qualche fuoriclasse in più. Ci ha dato un modo di lavorare diverso dove ci sono grande intensità, pochissime pause, il livello degli allenamenti si è alzato molto. Inoltre il nostro allenatore ha un forte carattere, una grande passione, è onesto, è riuscito a dare a noi tutti una grande voglia di migliorare, un’unità di intenti importante. Gattuso è molto bravo anche a motivare chi gioca meno. Non abbandona nessuno al suo destino, cerca sempre di recuperarlo. L’intuizione più importante è stata quella di riproporre la difesa a 4. Finalmente abbiamo un modulo ben preciso e lo stiamo portando avanti. Adesso non c’è più confusione, la situazione è chiara per tutti. Quando si cambiano modulo e tanti allenatori non è un bene per noi calciatori. In questi ultimi anni abbiamo avuto a che fare con tanti, troppi cambi su tutti i fronti».

La “nuova” posizione in campo: «Come mi trovo da mezz’ala sinistra? Nella mia carriera non mi sono mai risparmiato, ho sempre dato tutto quello che avevo. Ho cambiato tante posizioni in campo, tanti allenatori, ho anteposto il bene della squadra a quello mio personale. Sì, in effetti il ruolo di mezz’ala mi va a genio anche perchè adesso le idee tattiche sono ben precise, non c’è più confusione, non ci sono più problemi. Gattuso esorta noi centrocampisti a cercare il gol. Quindi verticalizziamo molto, andiamo alla ricerca di reti importanti considerato anche il momento non felicissimo degli attaccanti. Non è facile, come nel caso di André Silva, adeguarsi e ambientarsi da subito nel nostro campionato. Ci sono dinamiche di gioco diverse, bisogna avere doti adi apprendimento particolari perchè bisogna abbinare una grande crescita ad altrettanta qualità. Ma io penso che anche Kalinic e Cutrone possano e debbano migliorare. Tutti i sensori di Milanello indicano che siamo sulla strada giusta».

La sfida con la Lazio: «Si tratta di sfide da non perdere perchè possono e devono imprimere una svolta importante alla nostra stagione. Sicuramente in fase offensiva dobbiamo fare di più, stiamo rendendo meno delle aspettative iniziali. Ci mancano lucidità e precisione. Sicuramente per noi sarà un doppio banco di prova molto importante. La Lazio è una squadra forte e, soprattutto, in gran forma. Ha dimostrato che può lottare al vertice in ogni competizione. Loro sono una squadra molto solida in difesa. È una dote che in Serie A alla lunga paga. Così come ha un attacco eccezionale che, comunque, non dipende completamente dalla presenza o meno di Immobile come si è visto contro il Chievo dove la Lazio è dilagata (5-1) proprio nel momento in cui ha dovuto fare a meno del suo centravanti titolare (Immobile, ndr)».

La brutta classifica: «Non dobbiamo pensare al passato, ci attendono due mesi importanti che possono e devono determinare al meglio il nostro futuro in campionato, in Coppa Italia e in Europa League. Sì, perchè il Milan sta combattendo e si sta battendo ancora su tutti e 3 i fronti, sta tenendo fede alle aspettative, ai programmi della scorsa estate. Con Gattuso si sono visti dei cambiamenti concreti. Bisogna avere fiducia in questo Milan. Se troveremo il giusto equilibrio, possiamo sperare di vedere il Milan nella scia delle prime 5 della classifica. Le prossime partite saranno difficili, ma siamo strada giusta, anche se non dobbiamo pensare tanto alla classifica. Secondo me possiamo ancora farcela ad avvicinarci alla vetta».

L’agente Raiola: «Che effetto fa essere un calciatore assistito da Mino Raiola, che con Casa Milan spesso ha un rapporto un po’ conflittuale? Sono cose loro… Per un calciatore parla solo il campo, altre situazioni contano poco. I dirigenti del Milan e Raiola fanno il loro mestiere, io faccio il mio. Rispetto a Gagliardini e Kessie, sono arrivato al Milan a un’età diversa, un pochino più matura, ma soprattutto avevo già fatto una notevole esperienza in Serie A, collezionando quasi un centinaio di presenze. Questa è la differenza sostanziale e certamente non trascurabile».

Un pensiero su Montella: «Quando si perdono giocatori importanti, la classifica ne risente. Con Montella è accaduto che, all’inizio di questa stagione avrei dovuto lavorare più duramente e diversamente per ritrovare la forma migliore dopo l’infortunio della stagione precedente. Invece dopo poche settimane di lavoro è iniziata l’Europa League, dove sono stato subito utilizzato a tempo pieno. Questo impegno non mi ha permesso di affrontare il campionato al cento per cento. Quando non stai bene al cento per cento, te la prendi per cose che se sei in condizione non ti toccano. Subentra un po’ più di frustrazione, non mi era mai successo di uscire dal campo arrabbiato».

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