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Donnarumma, giorni caldi. Due ostacoli verso il rinnovo

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Il portiere assistito da Raiola e la dirigenza si sono dati appuntamento tra fine di questa settimana e metà della prossima. C’è la volontà di proseguire insieme.

Senza roboanti dichiarazioni (l’esperienza dell’estate del 2017 insegna), in realtà senza nemmeno sfiorare pubblicamente l’argomento, Gigio Donnarumma e il Milan si stanno avvicinano giorno dopo giorno. Sul tavolo, ad attendere le parti, una proposta di rinnovo al contratto quadriennale in scadenza tra un anno. Sull’agenda di Ivan Gazidis è presente una rosa di date comprese tra questo venerdì e metà della prossima settimana.

Mino Raiola, agente del portiere rossonero, e il management di Casa Milan si incontreranno con l’intento di trovare subito un accordo che soddisfi entrambi. Gigio vorrebbe restare, il Milan non intende farsi scappare il giocatore, ormai un senatore in spogliatoio nonostante la giovane età (21 anni) ma che se lo scenario non dovesse cambiare, a gennaio sarebbe libero di firmare per un altro club a parametro zero. Il direttore tecnico Paolo Maldini a margine di Milan-Roma ha usato parole di elogio nei confronti di Gigio: «È il migliore portiere al mondo – da detto -. Abbiamo il dovere di provare a tenerlo». Provare non vuol dire riuscirci, avere la certezza di proseguire il viaggio insieme. Anche se l’ottimismo aleggia da mesi nei corridoi di Via Aldo Rossi, la strada resta in salita.

Prima di arrivare alla stretta di mano bisogna superare un bel po’ di ostacoli. Due i più complicati: l’ingaggio, oggi a sei milioni di euro a stagione, e la clausola rescissoria, che il Milan vorrebbe inserire per tutelarsi da improvvisi assalti sul mercato. Il primo gradino potrebbe essere superato con una lieve riduzione dello stipendio nel pieno rispetto della politica di Elliott (da 6 a 5,5 milioni di euro all’anno), compensata con l’inserimento di bonus che scatterebbero al raggiungimento di traguardi di squadra (qualificazione in Champions) e personali. Il secondo, invece, con una cifra a scendere anno dopo anno vincolata ai risultati sul campo, in Italia e in Europa. L’ipotesi è “un lucchetto” da almeno 50 milioni di euro.