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Analisi

E’ finito il mandato

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Dopo 223 partite e 37 gol, Franck Kessié lascia il Milan. Il “Presidente” termina il suo mandato mettendo la firma sul ritorno nel grande calcio dei rossoneri, le frasi d’amore di quest’estate si sono rivelate parole al vento, ma non è la prima volta che un Presidente non mantiene le promesse fatte, così è nella politica, così ha dimostrato essere anche nel calcio. Ma che piaccia oppure no, Franck è entrato di diritto nella storia del Milan.

Fu uno dei primi acquisti dell’era cinese, sarà anche l’ultimo di quegli acquisti ad andarsene. Andrà via esattamente come quando è arrivato, in punta di piedi, in silenzio e con un pizzico di amarezza. Un’ amarezza che, nel Giugno 2017, era causata dalla voglia da parte dei tifosi di vedere un giocatore più famoso, uno che campione lo era già, e Kessié aveva fatto appena una stagione (comunque molto positiva) all’Atalanta e si portava con sé i dubbi legati alla sua età. Non perché fosse a detta di molti troppo giovane, ma perché si sparse la voce non fosse realmente un classe ’97. Sei anni e cinque stagioni dopo quel centrocampista che non era campione, campione lo è diventato. Ma quell’amarezza è rimasta in gola e, tra alti e bassi, è probabilmente diventata più forte.

Perché i milanisti hanno creduto a Franck Kessié, quando dopo le Olimpiadi disse di volersi fare eleggere presidente a vita. E probabilmente la colpa è anche un po’ nostra, il calcio è cambiato, di bandiere non ne esistono più e forse mai più esisteranno (soprattutto a questi livelli, a questi stipendi e in club come il nostro). Siamo sopravvissuti all’addio di Maldini, Sacchi, Baresi, Inzaghi, Seedorf e Gattuso, solo per citarne alcuni, e non ci piangiamo certo addosso per Kessié. L’ivoriano, da quando si è diffusa la notizia della sua firma col Barcellona, ha onorato la maglia, diventando una colonna portante del diciannovesimo scudetto. Se abbiamo smesso di subire gol il merito è anche della sua applicazione difensiva, nell’ultimo mese e mezzo è tornato ad essere il “Presidente” dell’anno scorso.

Molti non riusciranno ad ammetterlo, ma Kessié è stato un giocatore cruciale all’interno della nostra storia contemporanea, il saluto da guerra dedicato al padre poliziotto è diventata un’icona, lui (Franck) che la guerra l’ha fatta per noi dalla bandierina per proteggere palla a Bergamo e Napoli, e anche quelle saranno istantanee indelebili nelle memorie di chi ha vissuto lo scudetto di Pioli. Pioli che al suo arrivo mise fuori squadra Kessié, “non si impegnava abbastanza” disse il tecnico, e sempre Pioli si impose per evitare una sua cessione, ridandogli fiducia e ponendolo al centro del suo progetto. Protagonista indiscusso degli ultimi 6 anni di Milan, Kessié ci aveva già provato due stagioni prima a portarci in Champions, segnando all’ultima giornata un bellissimo gol a Ferrara contro la Spal ( rete che si rivelerà inutile). Ce l’ha fatta invece a Bergamo l’anno scorso, con una doppietta su rigore.

Il cerchio, per lui e per tutto il Milan, si è chiuso a Reggio Emilia. Il sigillo sullo scudetto non poteva non essere il suo. Un sigillo arrivato sotto la Curva Sud, che spesso e giustamente lo ha fischiato. Il mandato finisce così, con lui sulla linea di fondo campo con la mando alla fronte, un degno addio per chi ha contribuito a regalarci soddisfazioni immense dopo anni difficili. Milanello non vedrà più il suo presidente e non c’è da disperarsi, è semplicemente tempo di nuove elezioni. Però non illudetevi, sostituire Kessié sarà molto complicato.

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