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Analisi

Europa, derby e Roma: arriva il trittico del Diavolo

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Una partita da dimenticare, quella di La Spezia. Risultato giusto, zero tiri in porta e tanta ansia in vista di quattordici giorni che faranno capire a tutti forza e ruolo di questo Milan. Un blackout inaspettato, da cestinare immediatamente per concentrarsi sull’importate match di giovedì a Belgrado. In casa della Stella Rossa il Milan non può e non deve ripetere la prestazione di sabato. Vietato scendere in campo piatti. Così nel derby, crocevia fondamentale per entrambe le squadre. Poi il ritorno di Europa League e la trasferta all’Olimpico di Roma, contro il team di Fonseca piazzato oggi in Serie A al terzo posto.

Tre squadre di alto livello da affrontare in due settimane, quattro sfide a calendario. Quattro, come le sconfitte rossonere nel 2021 tra campionato e Coppa Italia. Quattro sberle in trentotto giorni, le precedenti erano arrivate tra dicembre 2019 e novembre 2020: quattro in undici mesi. La totale assenza di linfa offensiva al “Picco” è stato probabilmente il particolare peggiore della serata rossonera e pesa ancor più del risultato finale. Un evento che dalle parti di Milanello non si registrava dalla prima partita dello scorso campionato (Udinese-Milan 1-0, in panchina Marco Giampaolo).


Il secondo elemento negativo del periodo sottotono del Milan è da ricercare oltre la prova opaca di sabato sera in campionato. A parte la sconfitta contro la Juventus, la squadra ha confermato che se perde, perde in maniera “totale”. Senza riuscire ad accendere mai la luce: Lille, Atalanta e appunto Spezia. Un aspetto che deve far riflettere. Si era ipotizzato che le precedenti frenate fossero una diretta conseguenza dell’assenza di Ismael Bennacer, il metronomo del gruppo, ma la partita del “Picco” ha smentito ogni analisi sul tema. È arrivato il primo ko in campionato con l’algerino in campo. Unica nota positiva il recupero della gran parte dei giocatori della rosa in vista del girone di fuoco delle prossime settimane.

L’ansia per il derby, il più importante da almeno dieci anni, oggi inevitabilmente sale. Vietato arrivarci scarichi, sarebbe un suicidio. E poi tutto è ancora in gioco. L’aver perso la testa della classifica dopo il successo dell’Inter sulla Lazio non è una tragedia, perdere la testa e basta, quello sì, potrebbe significare la fine di un sogno.

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