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Pronti, via! E’ subito il vecchio Rino Gattuso. Dopo essersi presentato ai giornalisti presenti in sala con una stretta di mano, il neo tecnico ha dato il via alle danze. Un conferenza stampa che – almeno a parole – ha dato importanti risposte sui rossoneri. Dal senso di appartenenza ai singoli, fino ad arrivare all’idea di gioco. Una chiacchierata che ha visto un’introduzione di Marco Fassone sulla situazione generale e successivamente le domande a Rino e al direttore sportivo Massimiliano Mirabelli. Ecco le prime parole del tecnico da allenatore rossonero.

Sul ritorno al Milan: «E’ un giorno importante, una grande responsabilità. Sarà un lavoro duro. Questa squadra ha tanti nazionali e un’età media di 21 anni. Non stanno attraversando un periodo semplice, ma qui c’è tutto per lavorare bene e da parte mia c’è grande consapevolezza che questa squadra possa fare bene. Il gruppo Primavera? Per me il gruppo è importante. Non intendo solo i giocatori, ma anche tutte le persone stanno intorno alla squadra. Se queste remano contro, salta tutto. Mi è dispiaciuto molto lasciare i ragazzi della Primavera, con loro non ho mai avuto problemi, avrei voluto completare il lavoro. Partita dopo partita vedevo una squadra più convinta. Li ringrazio perché mi hanno dato tanto».

Il ruolo: «Provo le stesse emozioni da giocatore. Quando entro a Milanello mi sembra di essere in paradiso. Ci sono tanti bei campi che c’è l’imbarazzo della scelta. Io amo il mio lavoro e lo faccio con passione. Il mio sogno continua, allenare in una società così è un privilegio. Mi sembra riduttivo ogni volta parlare solo della mia grinta. Non mi hanno regalato il patentino, ho studiato per ottenerlo. Le partite non si preparano solo con grinta e cattiveria, serve grande conoscenza. A Milanello ci sono tante foto, questo club ha grande storia. Non bisogna dimenticare il DNA del Milan, serve grande rispetto delle regole e voglia di sacrificarsi».

La squadra: «Giocheremo con al difesa a tre. Ho avuto un ottimo rapporto con Montella, anche se alcuni concetti di gioco sono diversi. Montella ama il palleggio, anche a me piace ma poi dobbiamo verticalizzare. Il mercato estivo? Questa squadra può fare di più. Dobbiamo diventare squadra e scendere in campo da squadra, coprire il campo, dimostrare di saper soffrire e di essere una squadra quadrata. Serve uno spirito battagliero, anche se questo non basta perché serve anche la qualità. Obiettivo Champions? Io oggi non guardo la classifica, vivo alla giornata. La gara di Benevento deve essere come una finale di coppa del mondo. C’è bisogno di riuscire a cambiare ed ad avere maggiore consapevolezza. Per giocare bene a San Siro deve stare bene a 360 gradi. A livello mentale bisogna dare qualcosa in più a questi ragazzi, questa è la priorità. In attacco dipende da come stanno i giocatori. I tre di difesa e i quattro di centrocampo sono sicuri, poi in avanti vediamo».

Il colloquio con Berlusconi: «Lo conosco bene, non è la prima telefonata che mi fa. Da giocatore ho parlato spesso con lui. E’ uno dei presidenti più vincenti della storia del calcio, abbiamo parlato dei due attaccanti, del dna del Milan. Non ho fatto finta di ascoltarlo, l’ho ascoltato con grande attenzione. E Yonghong Li? Non parla inglese e nemmeno calabrese. Abbiamo deciso con il dottor Fassone di trovare un modo per sentirlo nei prossimi giorni».

La scarsa fiducia dei media: «Ho preso tante legnate in questi anni, mi sono fidato e ho messo anche in difficoltà alcune persone che ho portato a lavorare con me. A Creta ho sbagliato, ho messo alcune persone in difficoltà dal punto di vista economico. A Pisa siamo durati con grande sofferenza. Sono cambiato, si ragionava a livello dilettantistico, a volte mi sono chiesto chi me lo faceva fare. Questo lavoro è complesso, se non stai sul campo non capisci la difficoltà. Mi piace fare l’allenatore, penso di avere le qualità per farlo. Sono andato tanto in giro per migliorare i miei concetti. Non mi danno fastidio i giudizi, anche da giocatore appena sbagliato due partite di fila mi dicevano che ero uno scarpone. La fortuna che ho avuto me la sono guadagnata. Ho cambiato modo di gestire il mio lavoro, non leggo più i giornali perché voglio stare tranquillo e pensare solo al lavoro».

Kessié, il nuovo Gattuso: «E’ molto più forte ed esplosivo di me, segna anche più di me. E’ il giocatore che mi assomiglia di più, ma credo che in questo momento serva che tanti altri giocatori abbiamo la giusta mentalità».

Il Rino allenatore: «Chi mi conosce sa che non sono un calcolatore, voglio vivere la mia vita da protagonista. Sono in uno dei club più grandi al mondo, cercherò di sfruttare al massimo questa chance. Non voglio pensare al domani, vado all’ospedale solo se mi sono rotto la testa. Io penso che in questo momento sono a mio agio quando lavoro in campo. Io e il mio staff abbiamo la consapevolezza per fare bene».

Il problema goal: «La mia storia dice che le mie squadre prendono pochi gol, ma ne fanno anche pochi. Ci stiamo lavorando, abbiamo preparato qualcosa. Non è solo un problema del gol, ma è generale. Con il Torino ho visto una squadra che ha creato tanto, ha portato qualcosa di nuovo anche a livello tattico. André Silva? E’ un giocatore con grandissime qualità. Se volessimo vederlo sarebbe facile anche se non sta facendo benissimo. Bisogna metterlo in condizione di giocare con la squadra, ogni tanto fa belle cose ma da solo e non con i compagni. Cutrone? Io guardo molto quello che i giocatori si allenano. Patrick parte alla pari con gli altri attaccanti. E’ uno che non molla mai e ha grande passione, abbiamo bisogno di gente con questa mentalità».

Su Bonucci: «Il capitano è Bonucci e rimarrà Bonucci. Ho parlato con una delegazione della squadra ieri e ho visto ragazzi con grande voglia di lavorare e mettersi a disposizione. Io gli ho solo chiesto grande senso di appartenenza e disciplina. E loro mi hanno dato la massima disponibilità. Io mi sono sempre buttato nel fuoco per i miei compagni, voglio vedere questo. I giocatori si devono aiutare».

I prossimi impegni: «Partite facili in Serie A non ce ne sono. Dovremo farci trovare pronti e preparare le gare nel modo giusto. Contro il Benevento è come una finale di Coppa del Mondo. La vittoria? In Europa League abbiamo passato il turno, la Coppa Italia dobbiamo ancora giocarla. E’ vero che questa maglia pesa, non bisogna mai dimenticarlo. Io voglio vedere che tra vittoria e sconfitta c’è grande differenza. Quando vinci sei bello, biondo e con gli occhi azzurri, quando perdi ti deve bruciare, a Milanello è come se ci fosse un funerale».

Sbagliata l’etichetta di traghettatore: «Mancano 72 punti, non possono essere visto solo come un traghettatore. So di non piacere a tutti, io sono cosa posso dare alle mie squadre. Come mi definisco? Uno che sente molto le partite, le vive molto. Mi sento vivo. Quando scendo in campo adesso sento lo stesso formicolio di quando giocavo».

I messaggi di amici e colleghi: «Ne ho ricevuti tanti, sono stato molto felice e sorpreso. Ho sentito Terim, Sacchi, Capello, Cannavaro. Ieri in serata è uscita pure una foto di Savastano di Gomorra con la mia faccia e ho spento il telefono (sorride, ndr)».

Gli allenamenti: «Io mi baso su quello che vedo durante la settimana. Alcuni giocatori sono fondamentali, ma in settimana devono pedalare tutti. Abbiamo dei parametri che seguiamo per gestire gli allenamenti. Domani faremo un lavoro muscolare, poi inizieremo a preparare la partita che ci attende. Alla squadra ho detto di non scandalizzarsi se dico qualche parola in più e di non essere permalosi. A fine allenamento chiedo sempre scusa per le parole di troppo».

Qualche curiosità: «Suso. Dicono che può solo giocare in un ruolo, voglio vedere se davvero così. Anche Insigne ha cambiato molto nel modo di giocare. Mi incuriosisce anche Kessié: non si sta creando inserendo più come l’anno scorso».

Il consiglio dei colleghi: «Picchia duro!».

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