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Ibra e il Celtic 19 anni dopo. L’estro di Diaz per confermarsi anche in Europa

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Luci accese sull’Europa League: Milan all’esame Celtic Park.

Diciannove anni dopo è ancora Celtic. Zlatan Ibrahimovic si ricorda molto bene la sfida dell’8 agosto del 2001. Ad Amsterdam gli scozzesi a strisce biancoverdi spazzarono via l’Ajax nel preliminare di Champions League, 3-1. In campo esordì anche un giovane Lennon, oggi tecnico a Glasgow. All’intervallo, Ibra, allora aspirante campiome, calcò per la prima volta il campo in una competizione europea. Non andò bene al gigante di Malmoe, andò meglio qualche anno dopo, anche se la coppa dalle orecchie immense è per lui un grande rimpianto. Mai un trofeo UEFA alzato al cielo da protagonista, solo una Europa League con il Manchester United (stagione 2016/2017) da infortunato e una Supercoppa col Barcellona nel 2009.

Ci riproverà da questa sera, bocca di fuoco del Milan europeo diretto da Stefano Pioli in panchina e Paolo Maldini in tribuna (l’ultimo a sollevare al cielo un trofeo europeo), dopo aver graffiato in Irlanda sul verde del Shamrock Rovers prima della quarantena. Il Milan del maestro Ibra, 19 anni dopo, e dei giovanotti prova a scalare la seconda vetta più alta d’Europa partendo dal Celtic Park, teatro di battaglie epiche per i rossoneri. Sarà il turno anche di Sandro Tonali, che scalpita in mediana e vuole lasciare il segno sul tabellino anche alle voci importanti. Senza Hakan Calhanoglu toccherà poi a Brahim Diaz prendere tra le mani le redini del gioco sulla trequarti. Personalità e dinamismo dello spagnolo al servizio di un gruppo chiamato a confermarsi oltre il confine nazionale. Il Diavolo insegne il 21 successo consecutivo dove storicamente dà il meglio di sé.