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Analisi

Legati dal destino

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Il cromosoma L. Quello dei Leader, nati soldati semplici e diventati infallibili Generali. Su Gattuso allenatore con pesanti, quanto scomode, medaglie al petto in pochi ci avrebbero scommesso, eppure Rino, un passo alla volta, in panchina si è seduto comodo e ci è restato, con risultati anche molto convincenti. Gli stessi scettici davano Ibrahimovic sul viale del tramonto, troppo vecchio per riprovarci in Serie A e salvare il Milan dalla calata a picco. Eppure, anche lui c’è riuscito. Stesso cromosoma, stesso destino.


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Allievo e maestro

La storia di Rino e Zlatan è carica di stima e affetto. Di attriti anche, ma tanta unione e parole sincere: «Se vado in guerra lo porto con me» ha detto Ibra non molto tempo fa. Rino ha provato a portarsi in guerra Zlatan, a Napoli, ma non ce l’ha fatta. Ibra è tornato a lottare invece nella sua Milano, a casa, dove tutto era cominciato. Domenica si ritroveranno da amici ma rivali sotto il cielo del San Paolo, storico campo di memorabili battaglie. Rino sarà Generale a bordopista, Zlatan ancora protagonista al centro dell’esercito. Al Milan Gattuso era il maestro, l’esempio da cui trarre spunto per migliorarsi e ambire a diventare un campione, ora è Ibrahimovic a spiegare al gruppo di Pioli come si fa.

Compagni di viaggio

Zlatan ha imparato molto da Gattuso nelle due stagioni che hanno vissuto insieme a Milanello, dal 2010 al 2012. Tra alba e tramonto hanno sollevato insieme uno scudetto in Piazza Duomo che è anche l’ultimo della storia rossonera. Di Gattuso Ibra raccontava a Milan Channel quanto fosse sempre presente quando qualcuno non rigava dritto, «pronto a picchiare tutti». In campo poi era «un animale», mordeva gli avversari con fame e desiderio.

Vedi Napoli e poi…

A Napoli Ibra lasciò il segno alla sua prima stagione in rossonero, con Ringhio amico e compagno d’esercito segnò al 71′ e bissò la rete del vantaggio di Robinho. Finì 2-1 per il Milan, con i padroni di casa sconfitti nonostante il gol della speranza all’ultimo di Lavezzi. Ottava giornata del girone di andata…guarda un po’ il destino. Passò anche da lì la conquista del titolo per i ragazzi di Allegri: Milan primo e Napoli terzo, stesso equilibrio dieci anni dopo. La stagione successiva fu amara per i rossoneri che al San Paolo persero 3-1; Zlatan non era nemmeno tra i convocati, ko per un problema agli adduttori che lo costrinse a saltare anche i match contro Udinese e Cesena. A luglio invece, la scorsa stagione, ultima volta di Ibra al San Paolo in maglia rossonera, non ha inciso. Un’ora in campo, 2-2 al novantesimo, in copertina Kessie e il suo calcio di rigore.

Milan senza Pioli

Ibra oggi è più al centro della scena di quanto non lo fosse a luglio, l’ultima volta appunto contro gli azzurri in Campania. Non soltanto perché dopo sette giornate comanda la classifica dei marcatori in Serie A. A Napoli domenica il Milan non sarà guidato da Pioli in panchina e mancherà anche il suo vice Murelli, entrambi contagiati dal Covid e in isolamento a Milano. Daniele Bonera sarà al loro posto, supportato da Lucarelli assistente di Pioli nello staff tecnico. L’apporto di Ibra sarà quindi ancora più fondamentare: Zlatan servirà da leader e guerriero ma anche allenatore in campo. Si sentirà ancora una volta allievo alle spalle di Rino. Pensa davvero cosa si è inventato stavolta il destino!