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Coppa Italia

Il giro di boa

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Sabato sera il Milan è crollato sotto i colpi di un’eccellente Atalanta e il giorno dopo una tempesta si è abbattuta su Ibrahimovic e compagni. Sono piovute critiche da tutte le parti, su quasi tutti gli organi di stampa, critiche mirate a ridimensionare l’ambiente concentrando l’attenzione sulla prestazione della singola partita, sul particolare, su un discorso estrapolato dal contesto senza alcuna riflessione che prenda in esame il percorso maturato fin qui. Si sta trascurando l’insieme e soprattutto l’impresa, che vede il Milan oggi, dopo dieci lunghi anni, di nuovo campione d’inverno.

Sabato il Milan ha giocato male! E le critiche sono giuste, meritate e innegabili, ma parliamoci chiaro: non eravamo fenomeni prima, non siamo bidoni ora. Il Milan ha perso contro una squadra forte, che gioca a memoria e fa del ritmo la sua arma più grande (le stesse due armi che hanno permesso ai rossoneri di essere la miglior squadra del 2020). L’Atalanta l’anno scorso ha sfiorato la finale di Champions League.

Il Milan è una bella squadra, che ha fatto un lavoro incredibile in campo e altrettanto buono fuori. Arriva al giro di boa del campionato da prima della classe, con almeno sei punti di vantaggio sul quinto posto, in piena zona Champions e al contrario di altri è ancora in corsa su tutti i fronti.

È bene ricordare che abbiamo iniziato la stagione prima, costretti a cominciarla al massimo, a mille all’ora giocando subito partite da “dentro o fuori” con Shamrock, Bodo Glimt e Rio Ave; e con Ibrahimovic a farsi desiderare praticamente fino a fine mercato. Il calo di prestazioni tra novembre e metà gennaio è la conseguenza fisiologica della preparazione estiva; nonostante tutto abbiamo retto bene il colpo, portando a casa punti importantissimi, credendoci fino alla fine soprattutto contro Udinese, Verona, Napoli, Parma e Lazio.

Siamo tra le squadre più attive sul mercato, ma non tanto perché fossimo quella con più soldi in tasca, ma perché avevamo la coperta più corta di tutte. Certo, ci siamo presentati alla prima giornata con una rosa di ventisette giocatori, ma quanti, effettivamente, sono da considerarsi titolari (o quasi) e parte integrante del progetto?

Andiamo per esclusione: Antonio Donnarumma è presenza in spogliatoio ma non certo per meriti sportivi, tant’è che la Società in estate ha deciso di intervenire sul mercato acquistando Tatarusanu. Quindi sul giocatore è chiaro che non si faccia affidamento. In difesa il mercato estivo ha portato a Milanello solo Kalulu e Dalot. Entrambi giovani ed entrambi terzini destri. Leggendo tra le righe diremmo che Andrea Conti è stato messo ai margini già nel mese di agosto, in attesa di sistemazione, probabilmente perché le condizioni fisiche non garantivano stabilità di rendimento (impressione confermata dal mancato impiego durante l’anno e dalla cessione al Parma nei giorni scorsi). Paolo Maldini ha voluto credere fortemente in Davide Calabria e ha preso Dalot come prima alternativa sulla fascia destra, poi Kalulu (di certo nessuno si aspettava un impatto così buono del francese) come alternativa qualora l’ex United fosse stato adoperato sulla fascia opposta. La grande mancanza del mercato estivo è stata infatti in difesa: è mancato all’appello un difensore centrale e un terzino sinistro che potesse dare respiro o sostituire in caso di necessità Theo Hernandez, che fortunatamente è stato protagonista per tutto il girone di andata.

Duarte e Musacchio sono stati fortemente trascurati. Il primo perché non ritenuto all’altezza (infatti è stato ceduto dopo la prima offerta e alla prima occasione utile), il secondo probabilmente un po’ per l’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi i primi mesi, un po’ forse – e sottolineiamo forse – per aver puntato i piedi e non aver accettato il trasferimento in estate. Ad entrambi è stato preferito il giovane Matteo Gabbia (che ha anche risposto presente e si è dato da fare per sostituire Romagnoli o Kjear quando necessario, ma che probabilmente da qui alla fine del campionato non lo vedremo più in campo). Proprio questa settimana l’area tecnica ha concluso la trattativa per Tomori, ulteriore conferma di quanto Mateo Musacchio abbia le valigie pronte. C’è da capire solo se partirà ora o se aspetterà la conclusione del contratto, in scadenza a giugno.

A centrocampo Krunic è stato impiegato solo in casi di estrema necessità ed è appurato che non possa fare il vice-Kessie (quante volte l’abbiamo visto impiegato sulla trequarti e quante davanti alla difesa?) Quindi la fiducia nel giocatore è minima, e l’acquisto di Meitè conferma pienamente la disamina. Davanti otto nomi per quattro posti, con Lorenzo Colombo e Daniel Maldini a fare le riserve d’emergenza (e forse il figlio d’arte a fare “l’infiltrato” in spogliatoio principalmente per riportare al padre gli avvenimenti del clima interno, cosicché il buon Paolo possa supervisionare accuratamente anche quell’aspetto non secondario della squadra). Al netto di quanto detto sopra, la rosa poteva contare su un totale di diciannove, venti giocatori, troppi pochi per reggere tre competizioni.

Oggi la società ha deciso di investire e massimizzare le risorse a disposizione di Pioli anche e soprattutto in virtù dei risultati conseguiti e delle possibilità maturate nella corsa al raggiungimento degli obiettivi (ricordiamo che nelle due precedenti stagioni ci siamo ritrovati al giro di boa prima con Gattuso a “provare a credere nel miracolo del quarto posto” mancato di un solo punto a fine stagione dopo una rincorsa folle, e poi con Pioli ad “arrivare a fine stagione tanto poi rifonderemo con Ragnick”).

Siamo quindi arrivati al giro di boa con risultati e ambizioni impensabili sei mesi fa e ci avremmo messo tutti la firma, col sangue, ad agosto. I meriti sono di tutti, di Paolo Maldini per aver allestito una squadra competitiva, della Società per aver confermato Pioli e aver assecondato lo storico capitano nelle scelte di mercato, di Pioli e di tutti i giocatori per i risultati ottenuti in campo. Una nota di merito infine va a Zvone Boban, il cui lavoro va riconosciuto, cacciato ingiustamente. E ultimi, ma non ultimi, i tifosi! La vittoria sulla Lazio sotto tanti aspetti è merito loro, che hanno accompagnato la squadra allo stadio in modo pirotecnico, creando un’atmosfera magnifica mai vista prima che ha infuso la grinta necessaria ad affrontare i biancocelesti.

Ora arriva la parte più difficile, quella in cui “si fa selezione”, quella del “go big or go home”, quella della conferma. Da oggi ogni vittoria vale qualcosa in più, da oggi o mangi o sei mangiato. La Società ha risposto presente sul mercato, ingaggiando anche il guerriero Mario Mandzukic per completare definitivamente l’organico; ora quindi la palla passa al campo, con Pioli e i suoi giocatori chiamati a dimostrare ancora una volta che il Milan è tornato grande e che punta in alto verso la gloria. Per poter tornare a scrivere la storia in rosso e in nero.