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Analisi

Il Milan vIbra comunque, anche in emergenza. E ora punta a quel titolo che manca da dieci lunghe stagioni

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Dopo quasi due mesi di attesa, anche in campionato Stefano Pioli ha riabbracciato il suo centravanti di riferimento. Zlatan Ibrahimovic è tornato in campo a Cagliari dopo l’ultima prestazione a Napoli del 22 novembre che lo aveva visto protagonista di due reti straordinarie. Lo svedese ha ripreso così come aveva lasciato il 2020, siglando l’ennesima doppietta della sua stagione.

I dati sono impressionanti se consideriamo il suo anno di nascita, ma parlando di Ibra l’età rimane un freddo e insignificante numero impresso solo sulla carta. Quella realizzata nel Monday Night alla Sardegna Arena è la sua quinta doppietta stagionale, un traguardo che ha portato a 12 le reti realizzate in stagione al pari di Ciro Immobile e Romelu Lukaku, ma rispetto ai due rivali con la metà delle partite giocate, soltanto 8. Che dire, numeri impressionanti, ma dei quali lo stesso Pioli ha detto di non meravigliarsi vista la statura e le qualità indiscusse del fuoriclasse svedese. Insomma, Zlatan è come il vino, più invecchia e più diventa buono. La sua presenza sul terreno di gioco è fondamentale: è in grado di dare sicurezza e motivazione all’intera squadra. Come ha dichiarato nell’intervista a Sky a bordocampo a fine partita, Ibra si sente motivato a dare il meglio di sé in ogni gara per tenere il passo degli altri “ragazzi terribili”.

Nella sua prova a Cagliari ha evidenziato un’ottima forma fisica, in particolare in occasione delle due marcature che ha realizzato. Nell’azione cha ha portato al calcio di rigore è stato rapido a frapporsi tra i due difensori cagliaritani utilizzando magistralmente il corpo. Sul gol del raddoppio, invece, è stato bravo a scattare in tempo sul lancio millimetrico di Davide Calabria. Ciò che stupisce di Zlatan non sono tanto le doti fisiche, impressionanti data l’età, ma la motivazione che lo contraddistingue, rendendolo un giocatore unico e per certi versi insostituibile. Durante ogni intervista non è mai banale, neppure dopo prestazioni deludenti rare sul suo ruolino di marcia. Dentro ogni sua parola emergono voglia e determinazione, le stesse che caratterizzano la mentalità della squadra. Emerge poi una grande passione verso lo sport e soprattutto verso i colori rossoneri. La strada per arrivare agli obiettivi di fine stagione è ancora in salita, bisogna vincere la grande pressione delle inseguitrici che non vogliono ovviamente mollare la presa. Ibra, da vero condottiero, conosce la via e continua a indicarla all’esercito di Pioli.

La squadra ora dovrà affrontare un impegno molto importante a San Siro contro l’Atalanta per concludere nel migliore dei modi una prima metà di campionato a dir poco entusiasmante. Proprio l’Atalanta ritorna sul percorso rossonero dopo la sciagurata battaglia del dicembre 2019, purtroppo segnato nei titoli di coda con la pesantissima sconfitta a Bergamo per cinque reti a zero. Quella di sabato sera (ore 18) non è una partita decisiva ma un crocevia importante. Purtroppo, il Milan si presenta ancora una volta con pesanti assenze nella rosa: Gabbia, Rebic, Bennacer, Krunic, Hernandez e Calhanoglu, ai quali si sono aggiunti per squalifica Romagnoli e Saelemaekers. Scontato dire che le assenze sono pesanti, ma vedendo come i ragazzi di Pioli hanno abituato tutti fino a questo momento nulla è scontato, anzi. Il Milan ha dimostrato di saper andare oltre l’emergenza quasi sempre con prestazioni eccellenti.

Vittoria o pareggio consegnerebbero al Diavolo il titolo di “campione d’inverno”, medaglia che manca al Milan dal 2011, guarda caso anno dell’ultimo scudetto. Chi ben svolta, al giro di boa, è già a metà dell’opera. Dati alla mano, inoltre, laureandosi miglior squadra della prima metà del campionato e avendo battuto il Napoli al San Paolo, il Milan ripercorrerebbe la stessa identica strada di quel Milan guidato verso il tricolore da Max Allegri. Suggestioni? Lasciateci sognare.