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Editoriale

Il rumore dei nemici

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Corre l’anno 2019. È il 22 dicembre, mancano tre giorni al Santo Natale, la Terra è rotonda, il Covid non c’è e gli unici negazionisti di cui si sente parlare sono quelli che ancora negano l’esistenza dei “cinesi del Milan”.

Si è da poco conclusa la 17^ giornata del campionato di Serie A, i rossoneri hanno appena preso cinque schiaffoni a Bergamo per mano della Dea e la classifica dice: Milan undicesimo a quota 21 punti, -21 da Inter e Juve, -10 dal quinto posto occupato proprio dall’Atalanta di Gasperini e +6 dalla “zona rossa” dell’incubo Serie B. I sogni europei, quindi, sono già svaniti.

I tifosi ormai non sognano neanche più. Anzi, vivono un incubo che si consuma da quasi dieci anni e che ha trovato la sua manifestazione massima negli ultimi due, dal celeberrimo gol di Brignoli al 95’ nel 2-2 d’esordio di Ringhio Gattuso sulla panchina rossonera. Nel mezzo, il “passaggio alle cose formali”, Bonucci capitano e gli “equilibri da spostare”, Ricardo Rodriguez, il rientro sul sinistro di Suso, Higuaín, il “maestro” Giampaolo, l’ennesimo cambio di proprietà e la squalifica europea per mancato rispetto del FFP, confermata in appello dal Tas di Losanna. Insomma, robe da matti.
Per dovere di cronaca, dobbiamo annoverare anche la Supercoppa Italiana alzata nel 2015 da Ignazio Abate che sostituiva l’allora capitano Riccardo Montolivo. Brividi.

Rientriamo quindi da Bergamo letteralmente sfasciati, con il nervoso alle stelle, il morale sotto le suole e la faccia gonfia per i cinque schiaffoni presi. Arrivati a questo punto, i tifosi rivali non ci calcolano nemmeno più, hanno esaurito quasi tutti gli sfottò, le battute e gli sbeffeggiamenti possibili, a tratti ci compatiscono. Il Diavolo non fa paura, al Diavolo mostrano indifferenza e l’indifferenza, si sa, fa più male dell’odio. Insomma, il “rumore dei nemici” non c’è più.

Prima di chiudere l’annus horribilis però c’è ancora spazio per qualche barzelletta da “zampone e lenticchie”, da cenone di San Silvestro. Le più divertenti, LE MIE PREFERITE, dipingono mister Stefano Pioli come “il Guardiola acquistato su Wish” e l’arrivante Zlatan Ibrahimovic “giocatore finito”.

Oggi è il 20 gennaio 2021 Sono passati quasi quattrocento giorni da quel 22 dicembre e sabato sera alle 18 è in programma Milan-Atalanta a San Siro. L’annus horribilis è solo un lontano ricordo. Il 2020, anno bisesto, è stato un anno funesto. Il mondo si è capovolto. L’Italia è divisa in zone rosse, gialle e arancioni; gli stadi sono vuoti e a San Siro non si può più fumare. La gente non può uscire di casa dopo le 22, devi indossare la mascherina se vuoi avere vita sociale e in pubblico è quasi peggio starnutire che scorreggiare. Il Milan è rimasto imbattuto per trecentoquattro giorni e ora è prima in classifica. Gioca un gran calcio e finalmente è una società solida. Ibrahimovic ha segnato 22 gol (10 in 18 partite l’anno scorso e 12 in 8 partite quest’anno) e insieme a “Padre Pioli” e compagni punta a vincere tutte le classifiche possibili: punti, gol, rigori, pali, cartellini, infortuni, “coviddati”.

Abbiamo un treno sulla fascia sinistra e sulla destra a Calabria manca solo il chewing-gum per diventare un “pendolino”. Il presidente è nero, indossa la 79 e governa il nostro centrocampo. In campo abbiamo undici leoni ogni maledetta domenica e Mario Mandzukic è il nuovo numero 9 dei rossoneri. L’Inter ha cambiato nome in Inter Milano. La Juve è quinta, distante 10 lunghezze in campionato, Gattuso allena il Napoli e Diego Armando Maradona purtroppo non c’è più. Sui social network sono tornati gli invidiosi e i “rosiconi”, quelli che coltivano la cultura dell’alibi, quelli della volpe che non arriva all’uva…coloro che pur di non riconoscere i meriti altrui, o i propri demeriti per non essere in vetta, dipingono mostri, costruiscono leggende e urlano al complotto. La realtà però è una e una sola. Il Diavolo è tornato dagli inferi, i tifosi sono tornati a sognare e il “rumore dei nemici” è tornato a farsi assordante.