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Kjaer: «Al Milan sto bene, mi voglio godere il momento»

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Il giornalista Carlo Pellegatti ha curato un’intervista per Starcasinò Sport a Simon Kjaer. Durante la chiacchierata sono emerse indicazioni significative riguardo la figura di calciatore del danese e la sua esperienza rossonera. Andiamo ora a presentare i passaggi principali dell’intervista.

Quali sono le differenze maggiori fra il Kjaer giovane e quello di oggi?
«Sicuramente tutte le esperienze che ho fato nel calcio e che mi hanno fatto imparare sempre di più. In particolare diventando più vecchio ho imparato i modi di difendere nei vari campionati e questo mi dà una maggiore scelta su approcciare le gare».

Come hai ritrovato il campionato italiano che hai lasciato 8 anni fa?
«Più moderno, più attivo. Ci sono molte più ripartenze e un gioco più dinamico. Adesso ci sono più squadre che vogliono imporre il proprio gioco dominando la gara»

Oggi tutte le squadre partono con le loro azioni dal basso, dal portiere. Perchè?
«La qualità di ogni squadra è più alta. Ogni squadra ha qualità e si sbagli il pressing saltano gli schemi. Si gioca molto di più uomo a uomo anche da dietro e dunque significa lasciare più spazio per gli attaccanti».

Ci sono dei calciatori che vorresti evitare sul campo di gioco?
«No, non ho mai avuto questo pensiero. Giocare contro i giocatori più forti, mi dà più stimoli, mi fa vedere il mio livello, come il derby. Ogni giorno mi alzo per preparare questi momenti».

Il Milan può credere allo scudetto ancora con un danese in squadra, come lo è stato in passato?
«Assolutamente si. con la mentalità giusta ci si può credere vista la posizione in classifica. Ogni partita va vissuta come una finale e prepararla al massimo. La strada è comunque complicata e lunga. Tutti i tifosi del Milan hanno una parte del corpo che crede nella possibilità, pur sapendo che la strada è lunga. La fame non ci manca».

Cosa ti sta dando mister Pioli?
«Mi ha chiesto subito come stavo e immediatamente è nato un bel rapporto. Mi ha dato grande fiducia e confidenza che mi ha tranquillizzato dal primo giorno. Sul piano tattico lui ha il suo modo di giocare e decide ma è disposto anche ad ascoltare le mie richieste. Ha una mente molto aperta e disposto ad ascoltare tutti».

Cosa pensi di Donnarumma?
«E’ cresciuto tanto nella personalità e nella sicurezza che dà alla squadra. Per un difensore centrale è fondamentale avere un portiere che dà la sensazione di poter giocare in maniera più aggressiva dal momento che dietro sono coperto».

C’è un calciatore che ti ha sorpreso fra i tuoi compagni?
«Gigio. Ho sempre saputo del suo enorme potenziale però prima in carriera sono sempre stato meglio con portieri più vecchi dei quali sei sicuro della loro forza. Gigio però è un’eccezione perché è forte in tutte le situazioni».

Qual è stata la tua sensazione la prima volta che sei entrato a Milanello?
«E’ una sensazione magica. Milanello è Milanello. Le grandi fotografie dei calciatori e il numero sette delle Champions all’ingresso ti restano nel cuore. Anche quando non sarò più al Milan questi ricordi mi rimarranno dentro».

Qual è il segreto della crescita e della continuità del Milan?
«E’ cresciuta la convinzione della squadra. Stiamo sempre imparando su tutti gli aspetti del gioco, come il controllo della partita o le ripartenze».

Credi che Napoli e Juventus possano essere ancora concorrenti pericolosi per lo scudetto?
«Assolutamente sì. Hanno grandi giocatori e qualità. Ora però noi siamo davanti e loro dietro quindi dobbiamo pensare alle nostre partite e a quelle che ci aspettano. Il campionato è più difficile rispetto agli anni passati. Se noi facciamo il massimo e abbiamo un po’ di fortuna tutto è possibile».

Ti vedi a quarant’anni ancora in campo? Quali sono i segreti di Zlatan Ibrahimovic?
«E’ molto difficile spiegare Zlatan. E’ un caso a sé. Ha un modo di lavorare unico e ha solo un obiettivo: vincere. E’ solo da ammirare perché penso che non ci saranno nei prossimi 50 anni giocatori come lui che faranno le stesse cose alla sua età».

Cosa ne pensi della coppia Ibra-Mandzukic?
«Sono stato con Mandzukic al Wolsburg ed è un calciatore che non molla mai, oltre ad essere un grande professionista. E’ un piacere averlo in squadra con me e sicuramente in coppia con Ibra può fare benissimo».

Come si diventa leader?
«Lo si diventa sul campo e fuori dal campo. Ogni cosa va fatta con la mentalità giusta e quando si sta bene in campo tutto è più semplice. La società mi ha chiesto di essere leader in campo così come faccio in nazionale. Qua il gruppo è fantastico e ha grande voglia di lavorare e sacrificarsi».

Ti manca il gol e calciare le punizioni?
«Non penso che succederà qua al Milan il gol su punizione. Prima mi allenavo a tirare i calci di punizione ma ora non più visto che le tirano Ibra e Calha. Mi spiace non avere ancora segnato anche se ci sono stato vicino. L’importante però per me è non fare segnare gli avversari».

Cosa ti piace di Milano e dell’Italia?
«Lo stile di vita dell’ Italia. Una cosa semplice come la pasta è fatta bene. E’ difficile trovare un posto dove il cibo non sia fatto bene. Sto bene in Italia e mi piace molto la mentalità».

Come passi il tempo durante la giornata?
«Con i miei figli. LI porto a scuola di mattina e finito l’allenamento li vado a prendere, poi vado a casa dove sto con loro e mia moglie. Milano è una bella città con molte cose da fare e speriamo fra poco di poterci muovere con più libertà».

Quali sono i tuoi obiettivi professionali?
«Rimanere al Milan il più a lungo possibile. Quando non sarò più capace di mantenere il mio livello andrò via io o il Milan mi manderà via. Mi piacerebbe finire la carriera con questa maglia. Solo il futuro potrà sapere come andranno le cose e come starò fisicamente, ma per ora sono felice qua e mi godo il momento».