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Campionato

La fabbrica del gol

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Media realizzativa più che raddoppiata nelle ultime sei uscite, il Milan di Pioli è quasi perfetto: continua a difendere e ora sa anche segnare. Con tutti i suoi uomini.

Sarebbe bastato un pizzico di lucidità e cattiveria in più a questo Milan per ambire a un piazzamento in Champions League. A inizio stagione, invece, i rossoneri hanno faticato a dismisura a trovare la via del gol e i risultati così non sono riusciti a decollare. Buona tenuta in difesa – escluso il tracollo di Bergamo contro l’Atalanta – ma lampante pochezza offensiva anche nelle trame di gioco, tanto che fu Theo Hernandez fino al “Dall’Ara” di Bologna a tenere alta la bandiera dei marcatori in spogliatoio. Un terzino bomber.

Da Parma, dove peraltro Theo segnò la rete decisiva per i tre punti, il Milan è lentamente salito di livello fino a toccare una media gol, oggi, impressionante. I numeri non mentono: nelle prime dodici uscite stagionali in Serie A i rossoneri hanno realizzato 13 gol (0.92 in media a partita), poi dal “Tardini” al lockdown (a Milan-Genoa) la media realizzativa ha scollinato quota uno, per la precisione 1.23 sigilli ogni novanta minuti. La vera evoluzione però si è registrata al rientro dalla pandemia: quattro centri a Lecce, due alla Roma, due alla Spal, tre alla Lazio, quattro addirittura alla Juventus e altri due al Napoli di Gattuso. Media più che raddoppiata e tanti saluti: 17 reti in 6 uscite, 2.83 a incontro.

Il Milan che segna e vince lo fa con più interpreti in scena di quanti se ne siano visti prima del lungo stop imposto dal Covid. Rebic ha messo una firma pesante in quattro occasioni, Leao in tre, Kessie, Ibra e Calhanoglu in due; chiudono la speciale graduatoria con un gol ciascuno Hernandez, Castillejo e Bonaventura. Della batteria dei trequartisti – che Pioli ruota di continuo per mantenere alto il livello delle energie e contrastare il folle ritmo di un match ogni tre giorni – solo Lucas Paquetà manca ancora all’appello. Ma il Milan può ritenersi soddisfatto: la sterilità dei suoi uomini d’attacco era diventata un serio problema, in parte risolto dall’esplosione di Rebic a gennaio. Serviva una svolta collettiva, netta, evidente per tenere il passo. È arrivata all’improvviso come una tempesta estiva, quando in pochi – anche a Casa Milan – continuavano a crederci.

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