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Smettiamo per un attimo i campanilismi e l’antipatia per chi vince meritatamente o, talvolta facilitata da eventi che in un campo di gioco ci possono stare. La Juve oggi rappresenta una macchina quasi perfetta nel circuito calcistico mondiale. Il “quasi” non è provocatorio, la macchina perfetta vince un po’ ovunque, non solo in casa propria. Dettaglio ai quali i bianconeri dopo anni di frustrazione da Europa stanno lavorando. Il Milan in Europa ha ricordi più recenti e dolci, ravvivati dal luccichio dei tanti trofei, comunque datati. Che si fa in questi casi? Si prova a vincere, ovvio. Come fare? Ecco, qua si apre un mondo. Se hai l’indipendenza da stadio, se il peggio lo hai messo da parte, se ora hai il “grano” da spendere e una rosa qualitativamente fornita: allora il cielo è sempre più blu! Si, la Juve oggi ha tutto per poter guardare avanti con una certa fermezza. Da qui nasce l’idea di giocarsi l’all-in in questa stagione, piuttosto che rivoluzionare tutto dopo l’ennesima sberla in Champions. Tanto è il vantaggio sulle rivali che a Torino, più che al prossimo futuro, si è pensato al presente a medio-breve periodo. Arriva così CR7 (33 anni), torna Bonucci (31), rinnovano Barzagli (37) e Chiellini (34), parte Caldara (24), il che tradotto: si vuole cogliere il massimo subito. I successi in Italia e i buoni cammini europei hanno garantito ai bianconeri introiti, ma anche incremento di tifosi e simpatizzanti, soprattutto tra i giovanissimi. Una posizione di assoluto favore.

Parliamo di Milan: il club rossonero ha rivoluzionato in toto il proprio organigramma, la vecchia dirigenza è stata sostituita da una ben più affascinante. Il milanista Scaroni come Presidente, poi Leonardo, Baresi, e Paolo Maldini (tre nomi non proprio a caso), Gattuso in panchina, Gandini (?) ai piani alti di Casa Milan. Che dire? La creatura sta ritrovando la propria identità. Ne aveva bisogno Elliott per affidarsi a gente con il Milan nel cuore, ne avevano bisogno i tifosi, sentitisi spesso orfani di quella paternità chiamata milanismo. Abbiamo sostenuto Fassone e Mirabelli per il loro impegno ed entusiasmo, ma chi ha fatto la storia del club, nei cuori rossoneri avrà sempre un posto esclusivo. Il Diavolo oggi è una squadra giovane di grande prospettiva e qualità, carente dal punto di vista dei successi, dato l’ultimo decennio che a livello tecnico-gestionale ha lasciato molto a desiderare. Conscio di non poter accrescere in maniera spropositata il proprio appeal nell’immediato, grazie a lucenti successi, il Milan prova il percorso inverso. Rinnovata la struttura societaria, prima vecchia, poi precaria, si è deciso di dare alla stessa quel lustro che oggi manca alla squadra. Se non si può arrivare a CR7, si possono però annoverare nello staff leggende di valore smisurato. Queste figure garantiscono nuova credibilità al progetto e fascino verso quei talenti più o meno giovani, trovatisi nelle mire rossonere. Leonardo per i brasiliani (e non solo) è una sorta di istituzione, Maldini per chi ama il calcio rappresenta il top, non vanno poi dimenticati nomi sacri come quello di Baresi e i grandi ex-rossoneri. Se per tornare in vetta tanto in Italia, quanto in Europa, servirà del tempo, il lifting dell’organigramma ha un impatto forte e immediato. Fidelizzare le nuove generazioni è una mission complicata, la Juve dopo i successi a livello nazionale continua con nomi di alto livello da schierare sul campo. Il Milan in attesa di poter tornare antagonista accreditato dei bianconeri, risponde portando Campioni in società, una strada più lunga, ma non meno fascinosa. Serviva una svolta, dal punto di vista emozionale c’è stata, ora bisognerà completarla sul campo. Avanti Milan!

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