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Editoriale

La Juve dietro, Milan e Inter in cima. Il campionato rievoca la “Milano da bere”

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Certo, il paragone è forte come l’amaro di proprietà francese la cui ricetta è tutt’oggi segreta e che diventò il simbolo di quel periodo storico per Milano: il Ramazzotti. Forse ai più nostalgici suonerà anche blasfemo come titolo, ma mentre la città della Madonnina si è svegliata stamani in giallo e le vie dei bar lentamente hanno ripreso a popolarsi, ci sembra sensato ridare linfa a una Milano che deve a tutti i costi tornare ai fasti del passato. Che poi in realtà non serviva Daily Milan, perché a tornare ai fasti di un tempo ci stanno già pensando le due squadre calcistiche meneghine. Finalmente! È proprio il caso di dirlo.

Dopo stagioni passate al chiaroscuro del bianconero, la Milano del calcio si è risvegliata all’improvviso, quando nessuno se l’aspettava (proprio come nella Milano da bere d’un tempo), nel momento storico più brutto degli ultimi anni. Merito del Milan e della “banda Pioli”, ma anche di un’Inter forte e che mai come quest’anno punta al tricolore. La Milano da bere prese piede nel 1985, col celebre spot dell’Amaro Ramazzotti citato prima. Quell’anno in Serie A aveva appena esordito un giovane ragazzo col 14 sulle spalle, numero che ben presto diventerà un eterno 3. Doveva essere semplicemente “il figlio di Cesare”, è diventato poi Paolo Maldini. E Un’altro protagonista di quella Milano da bere si affaccerà nel breve tempo anche nel mondo rossonero: Silvio Berlusconi.

Erano gli anni del post terrorismo, la paura era alle spalle e il governo Craxi stava dando il via libera a una città pronta a esplodere. Improvvisamente una Milano piuttosto normale diventa il centro del Belpaese: lo stesso Bettino Craxi sconquassa le ormai logore liturgie politiche, le quote in borsa spiccano il volo e dal nulla piovono milioni; l’Inghilterra della Swimming London non c’è più e i britannici del triste governo Tatcher invidiano le discoteche trasgressive del cuore lombardo, mentre dalle vetrine delle boutique si vedono soltanto vestiti d’alta moda firmati Giorgio Armani. Insomma, una Milano in cui la teoria “dell’essere prima che apparire” viene letteralmente spazzata via, sostituita dall’estetica. Estetica e nient’altro.

Era una Milano che dava al milanese tutto ciò che serviva per sentirsi importante e sognare in grande. Ecco spiegato il motivo del perché coniugare quel periodo storico con quello attuale che stanno attraversando i due club calcistici cittadini: il paragone non è poi così improponibile. Antonio Conte e Stefano Pioli non saranno glamour e chic come i personaggi della Milano da bere, ma sono sicuramente protagonisti al centro del palcoscenico di questo nuovo spettacolo alla Scala (no, lei non riaprirà neanche lunedì… che tristezza!). Ibrahimovic e Lukaku, la lotta scudetto l’hanno già infiammata in Coppa Italia: si può dire con certezza che sono loro gli attori indiscussi della Milano da bere versione Serie A 2020/2021. Ovviamente non vogliamo sottovalutare la Juventus, la squadra di Pirlo ha dimostrato che c’è e ci sarà fino alla fine, ma dopo anni passati a monopolizzare il campionato è fisiologico darle meno risalto rispetto alla finora ottima stagione delle compagini meneghine.

Sperando che questo ritorno a sognare in grande nel calcio faccia rialzare dalle ginocchia in cui è genuflessa una delle città più belle del mondo…magari giusto in tempo per un’eventuale grande festa a maggio, in Piazza Duomo. E ora che ci penso, peccato che Nainggollan se ne sia andato proprio ora che i bar stanno riaprendo completamente i battenti. Con Radja sarebbe stata davvero una Milano da Bere. In tutti i sensi.