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Analisi

Ma che calcio succede! Ecco perché la Superlega è stata ideata e va approvata

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<Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio>, Josè Mourinho. Questa frase significa che chi parla solo di passione e di amore per il calcio, ignorando l’aspetto economico che si cela dietro questo sport, non capisce niente di questo sport. E questa è una piccola ma doverosa premessa per analizzare e giudicare davvero quanto successo nelle ultime e travagliate ore.

E’ esploso tutto all’improvviso nel fine settimana. Sabato al momento di stilare il comunicato tra Uefa e Eca (presieduta da Andrea Agnelli) per l’organizzazione della nuova Champions a 36 squadre, il presidente bianconero sparisce, spegne il telefono e non risponde più. La mancata rintracciabilità di Agnelli battezza un giorno di ordinaria follia nell’universo calcistico, un giorno storico. Ma è solamente la quiete prima della tempesta. Cominciano a circolare, o meglio ricircolare, voci di un’imminente nuovo torneo calcistico internazionale: 12 Club hanno deciso di insorgere, ribellandosi alla governance della Uefa. Erano mesi che tramavano in gran segreto una scissione dalla massima istituzione calcistica europea, ma nelle ultime ore hanno deciso all’unanimità che il tempo dell’attendismo era finito, la crisi finanziaria causata dalla pandemia ha spinto questa dozzina di potenze ad accelerare. La via per uscire dalla crisi economica c’è e si chiama Superlega.

Nella notte il comunicato della Uefa per la nuova Champions non arriva (è uscito oggi pomeriggio) ma esce quello della nuova competizione calcistica, poco dopo la mezzanotte. Una notizia chiacchierata in ogni dove, causa di numerosi dibattiti e numerose discussioni. “La morte del calcio” a detta di molti. Io preferisco definire quest’idea l’ “inizio di un nuovo calcio”. Una scelta obbligata per tutti i club che vi partecipano, economicamente penalizzati dalla Uefa. <I can’t breathe>, disse un imponente George Floyd ormai allo stremo, stessa cosa hanno pensato i club partecipanti nei confronti di Ceferin.

Perché è ridicolo pensare che un organo politico-sportivo possa stare al disopra delle squadre, dei giocatori e del gioco. La Uefa doveva GESTIRE uno sport, non comandarlo attraverso un regime dittatoriale. Un regime in cui le milanesi vengono penalizzate (probabilmente anche in maniera corretta) dal Financial Fair Play e gli sceicchi stranieri possono spendere come e quando vogliono. La mazzata definitiva,a livello societario, l’ha data il virus. E anche qui la Uefa non ha fatto nulla per aiutare i club. Ignobile il solito comportamento da bullo di scuola di Ceferin, manco fosse Massa che espelle Ibra per fare il gradasso in Parma-Milan. <Non ostacolateci> dice il presidente della Uefa, pare il “Whatever it takes” di Draghi ma con toni più duri, che suonano come l’inizio di una potenziale guerra d’Indipendenza del pallone.

Il progetto in breve sarebbe la realizzazione dell’ “Americanata”, un torneo costruito sul modello Nba americana ed Eurolega europea. Uno show televisivo prima che una partita. <Li abbiamo visti volare a canestro e abbiamo mangiato i loro Hamburger, ma nel calcio comandiamo noi>, disse Caressa dopo Italia-U.S.A a Germania 2006, come cambiano le cose in meno di vent’anni…. Ma non è questione di fortuna o sfortuna eh, tutto ha il suo perché, la verità è che il nostro calcio non ha saputo modificarsi come invece fece quel genio di David Stern sul finire degli anni ottanta per il Basket. E ora siamo costretti ad emulare gli stessi americani. Attenzione, perché il processo di trasformazione a stelle e strisce per il calcio europeo è appena iniziato. Alcune voci insistono su un ruolo centrale nella Superlega proprio per il Milan della banca statunitense Elliot, complice anche Ivan Gazidis e il suo passato nella lega Mls. Ricordiamo che a finanziare il progetto sarà proprio un fondo americano. Quel che è certo è che la battaglia legale contro la Superlega verrà effettuata anche da un’ex rossonero come Zvonimir Boban, che sta per essere annunciato come nuovo membro dirigenziale dell’Uefa.

Sarà che mi piace andare sempre in controtendenza, ma la mia opinione va addosso a quelle di molti tifosi e personaggi sportivi.
Assurdo far passare la Uefa come vittima ingiustificata della situazione, semmai è l’assassino. Non c’era la Superlega quando appunto il Fair Play ha creato una spaccatura netta tra ricchi e poveri del calcio, non c’era la Superlega quando i mondiali sono andati al Qatar, ecc.
Sicuramente la morte del calcio, se mai fosse arrivata, non è arrivata oggi. Al contrario, senza l’ausilio della Superlega, potrebbero morire numerosi club. Pensiamo alle americane Milan e Roma, la prima ha da poco pagato ogni debito da cui era stata ricoperta nelle precedenti gestioni, mentre la seconda ha quasi 550 milioni da saldare. La Juve, quotata in borsa, rischierebbe danni irreparabili se non dovesse rientrare tra le prime 4, mentre conosciamo tutti le difficoltà economiche dell’Inter di Suning.
Il Barcellona gli stipendi non li ha tagliati per caso e i magazzinieri non li ha licenziati per divertimento.
Ecco allora che diventano lingotti d’oro i quasi 500 milioni della Superlega, sommati al numero attuale di Introiti dei diritti televisivi quadruplicati. E poi, perché io club che mi qualifico ai TUOI gironi garantendoti visibilità e spettacolo posso guadagnare solo una fetta dell’intera torta economica che ti ho fatto guadagnare? (L’Atalanta per arrivare fino ai quarti ha intascato 50 milioni, se fai la Super League, come detto, ne prendi 490 di partecipazione,ovvero quasi l’intera torta dell’incasso totale)

Ma è davvero solo una questione di soldi? In parte sì. Ma tutti questi Introiti saranno una diretta conseguenza dell’aumento dello spettacolo. Parliamoci chiaro, nessuno guarda il 60% delle partite in giro per il mondo, neanche i più grandi appassionati di calcio. Ma tutti gli amanti di questo sport guardano l’80% dei big match. Il Milan, per fare un’esempio, guadagnerebbe pochissimo per un Milan-Spezia, ma giocando ogni settimana con un’altro top club avrebbe telespettatori dalla Groenlandia al Sudafrica.
Ed è da ipocriti dire che ciò è la morte del calcio quando si è i primi a non guardare la maggior parte delle partite. La Superlega potrebbe davvero salvare un calcio sempre meno seguito dai ragazzi, che ormai non guardano più i novanta minuti completi di una partita ma solo i 3/4 degli Highlights su YouTube.

Ma così si va davvero a perdere il bello del calcio, ovvero Davide che batte Golia?
Assolutamente no. Basta inventarsi inutili crociate, nessuno ha mai detto questo. Se le federazioni dovessero decidersi a calmare le acque e comprendessero meglio la bellezza di questa Superlega, i club che vi partecipano continueranno a giocare nei campionati nazionali. In più la meritocrazia esisterà anche nel nuovo torneo: 5/6 squadre infatti, se dovessero aver conseguito ottimi risultati in campionato, potranno accedere alla competizione. Tranquilli, i Leicester campioni d’Inghilterra e i Chievo in Europa continueranno ad esistere.

Certo, si andrebbe a sminuire competizioni importanti come Champions ed Europa League, ma la Superlega è soprattutto innovazione, e bisogna smetterla di accogliere l’innovazione con una mentalità retrograda e troglodita, siamo ancorati al calcio dei primi del novecento, bisogna cambiare, bisogna stare al passo col tempo, bisogna modernizzarsi. La Superlega rivoluzionerà lo sport più bello del mondo, speriamo in modo positivo, e va accolta a braccia aperte. Non dimentichiamo che la prima Coppa dei Campioni negli anni 50 nacque così, con scetticismo, poi è diventata la competizione più seguita nel panorama calcistico mondiale.
Sarà una svolta che certifica un’evidenza ignorantemente negata da molti: Il calcio dei giornali e delle televisioni non è un gioco, è un’azienda. E, purtroppo, in quanto tale svolge i propri interessi, non quelli dei tifosi.
Apriamoci al 2021: SÌ ALLA SUPERLEGA .