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Dopo le parole di Marco Fassone, nessuno ha detto più nulla. I tifosi vorrebbero sapere qualche cosa di più, ma il tempo delle campagne social sembra – e forse è giusto così – essere finito.

Niente Voluntary Agreement. Niente Settlement Agreement. Solo un deferimento da parte del UEFA con conseguente rinvio alla camera giudicante del CFCB (Organo di Controllo Finanziario per Club). Fin qui ci limitiamo a riportare – in maniera quasi asfissiante – quanto uscito in questi giorni. Il Milan non ha sicuramente digerito la decisione e, fin dalle prime ore dopo la decisione, è filtrata grande amarezza dagli ambienti rossoneri. Questo concetto è stato ribadito anche da Marco Fassone che, a tarda sera, direttamente dalla Lega Calcio è intervenuto in merito al rifiuto di Settlement Agreement. Danno d’immagine, riferimento al triennio 2014-2017, garanzie di Elliott non tenute in considerazione e tante parole – giustamente di circostanza – pronunciate dall’ad rossonero.

Da quel momento più nulla! Un silenzio quasi assordante ed inspiegabile per una società che ha fatto della propaganda spinta e delle campagne social il suo marchio di fabbrica. Quasi 48 h senza nessun intervento, nessun chiarimento e nessun tentativo di informare i tifosi su quanto stia realmente accadendo. E’ vero, in questi contesti e situazioni c’è poco da parlare, ma solo da lavorare e rimboccarsi le maniche. La società è ora al lavoro per cercare documentazioni e strade per non incorrere in sanzioni pesanti a giugno. I tifosi – fondamentali per la stagione appena conclusa – vorrebbero saperne di più. Evidentemente però deve andare avanti questo rapporto di fiducia reciproca, con Marco Fassone in qualità di intermediario tra l’Italia e il grande punto interrogativo cinese. Non mettiamo in dubbio Yonghong Li, i suoi capitali e la sua credibilità ma, ora come ora, la fiducia dei tifosi è a rischio.

E quindi, utilizzando quanto scritto dall’avvocato Giuseppe La Scala sul suo profilo Twitter: «Male l’UEFA. Malissimo una proprietà che tace».