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Nuovo corso, nuovo Ct, solito problema. Le società italiane puntano troppo sugli stranieri e troppo poco sugli italiani.

Ci risiamo. Passano gli anni, i ct, i giocatori e i dirigienti ma permane il solito problema. Troppi pochi italiani in campo. Parole e musica, a questo giro, di Roberto Mancini, insidiatosi da poco più di due mesi sulla panchina dell’Italia. E’ questo un ritornello che ormai siamo abituati a sentire. Ogni ct arrivato sulla panchina azzurra, dopo le prime tornate di convocazioni si presenta puntualmente in sala stampa e ammonisce i club italiani di utilizzare troppo poco i giocatori “nostrani”. E’ corta la memoria degli allenatori che, quando diventano commissari tecnici dimenticano il loro passato nei club. Dimenticano che anche loro – nessuno escluso- quando allenavano in Serie A, spesso, preferivano acquistare e schierare giocatori stranieri anziché puntare su giovani o anche più esperti giocatori italiani. In più c’è questa brutta abitudine di prendersela con i club, che giustamente pensano al proprio bene, e non con la Federazione che dovrebbe dirimere norme ben precise per regolamentare l’utilizzo dei giocatori italiani, per il bene del sistema calcio italiano intero.

Quindi Mancini, almeno per ora, non ha fatto altro che accodarsi alle problematiche già messe in luce dai suoi predecessori ma con alcuni concetti che si contraddicono. Sono 31 i convocati da Roberto Mancini per la prima uscita in una partita ufficiale (Nations League). Inizialmente c’era anche Pietro Pellegri, poi tornato al Monaco, perché infortunato. Tante le conferme, alcuni ritorni e svariate sorprese nella lista diramata da Mancini. Proprio questa lista potrebbe essere un’arma a doppio taglio poiché emerge che, nonostante i pochi italiani, ha convoca chi non gioca proprio, lasciando a casa (o all’U21 in tal caso) altri che invece giocano regolarmente e anche bene. Se andiamo a “spulciare” i nomi dei convocati, troviamo Davide Zappacosta (ancora zero presenze per lui in questa stagione, nel Chelsea dell’italiano Sarri), Emerson Palmieri sempre alla corte dei Blues, anche per lui ancora zero minuti giocati in questa stagione. Mario Balotelli, conosciamo benissimo le doti tecniche dell’attaccante del Nizza, così come sappiamo perfettamente quanto sia un pupillo del tecnico di Jesi. Fa bene Mancini a cercare di recuperarlo, può (deve) essere un valore aggiunto ma, statistiche alla mano, SuperMario, non ha giocato nemmeno un minuto in questa stagione anche perché fino ad un paio di settimane fa non sapeva nemmeno se avesse continuato a giocare in Corsica o meno. Di certo, Balotelli non è in forma, ancor meno di tutto il resto della squadra. Simone Zaza, dopo una stagione in chiaro-scuro in Spagna con la maglia del Valencia (colpa anche di un paio di infortuni), è tornato quest’anno in Italia, al Torino. Per lui, l’esordio in maglia granata solo domenica scorsa contro la Spal, alla terza giornata di campionato e solo venti minuti sulle gambe. Il nome più sorprendente è però quello di Nicolò Zaniolo e non certo per le qualità del ragazzo (che si è messo in mostra con le maglie di Spezia ed Inter Primavera oltre che con quella azzurra dell’u19, vice campione d’Europa oltre ad essere uno dei talenti più cristallini del nostro calcio). Il ragazzo, tuttavia, non ha ancora nemmeno mai esordito nella massima serie italiana.  A farne le spese sono stati, invece, diversi giocatori che erano in “odore” d’azzurro perché giocano, giocano spesso e giocano bene. Su tutti, tre nomi: Davide Calabria, Patrick Cutrone e Cristiano Piccini.

Per quanto riguarda i due giocatori del Milan, sembra che Mancini abbia voluto fare “un favore” a Gigi Di Biagio (ct dell’under 21) per non smantellare troppo la rosa degli azzurrini. Questa motivazione, però, non convince al 100% anche perché non si spiegherebbero per lo stesso discorso le convocazioni dei vari Cragno, Barella,  Chiesa e, appunto, Zaniolo. Sarà pure un favore all’u21 ma questa scelta ha spiazzato diversi addetti ai lavori. Poi c’è Cristiano Piccini, che, da quest’anno, è un nuovo terzino del Valencia. Differentemente da molti altri giocatori italiani andati a giocare all’estero, Piccini, ha sempre fornito ottime prestazioni e, soprattutto, ha sempre giocato da titolare in qualsiasi squadra, a prescindere dal paese, in cui si è trasferito. Dopo Fiorentina, Spezia e Livorno da giovanissimo in Italia, Piccini ha giocato al Siviglia, sponda Betis. Tre anni con 53 presenze (sempre in crescendo) corredate da un paio di gol messi a segno. Poi, l’anno scorso, si trasferisce allo Sporting Lisbona. 40 presenze in tutte le competizioni e, per la prima volta,  calca i campi internazionali di Champions e Europe League. Nell’ultima sessione di mercato, il ritorno in Spagna, al Valencia. Tre partite di campionato, tre partite da titolare per Cristiano che è già diventato un idolo del Mestalla. Di lui però sembra che se ne accorgano solo all’estero perché né società italiane né la nazionale, lo hanno mai preso in consideazione. Ergo, senza polemizzare perché dietro queste scelte ci sarà un ragionamento logico, ma non regge la lamentela di Mancini che si lamenta perché gli italiani non giocano per poi non convocare quelli che giocano. Scelte difficili da capire…

 

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