Domani, 1° aprile 2026, Arrigo Sacchi compie 80 anni. Il tecnico di Fusignano, che da ex rappresentante di scarpe diventò uno dei più grandi innovatori della storia del calcio italiano, resta un simbolo indelebile del Milan più bello e vincente dell’era Berlusconi.
Arrivato a Milanello nell’estate del 1987 su impulso di Silvio Berlusconi (che lo aveva notato alla guida del Parma), Sacchi portò una vera e propria rivoluzione tattica e culturale. Ispirato al calcio olandese totale, impose metodi di allenamento rivoluzionari (esercitazioni con coni colorati al posto del pallone), concetti nuovi come “intensità”, “diagonali”, “ripartenze” e un pressing alto che cambiò per sempre il modo di interpretare il gioco in Italia. Il suo Milan, con Van Basten, Gullit, Rijkaard, Baresi, Maldini e Donadoni, conquistò in quattro anni due Coppe dei Campioni, due Supercoppe UEFA, due Coppe Intercontinentali, uno Scudetto e una Supercoppa Italiana.
Il legame con Berlusconi fu profondo e duraturo. Il Cavaliere lo scelse nonostante le perplessità generali, lo sostenne nei momenti difficili e ne fece un fedelissimo anche dopo l’addio alla panchina (Sacchi lavorò poi come commentatore per Mediaset). Fu proprio Berlusconi a chiamarlo in nazionale nel 1991, dove arrivò alla finale dei Mondiali 1994 (persa ai rigori contro il Brasile) e agli Europei 1996.



