Con la stagione 2025/26 che entra nel vivo e il Milan impegnato a blindare un posto in Champions League (attualmente secondo ma con l’Inter scappata a +10 dopo recenti passi falsi), le attenzioni si spostano già verso l’estate prossima. Il club rossonero, reduce da una campagna di ricostruzione avviata con l’arrivo di Massimiliano Allegri e Igli Tare, potrebbe vivere una nuova fase di profonda evoluzione strutturale e di rosa, tra frizioni interne e ambizioni di rilancio.
Al centro del dibattito c’è il rapporto tra Igli Tare, direttore sportivo arrivato la scorsa estate con un’impronta decisa sul piano tecnico-economico, e Giorgio Furlani, CEO focalizzato su sostenibilità finanziaria e strategie a medio-lungo termine. Tare ha impresso una visione olistica, ottimizzando uscite per generare cassa (come le cessioni di Thiaw al Newcastle per circa 40 milioni e Theo Hernandez all’Al Hilal per 20, con contratto in scadenza imminente) e reinvestendo in innesti mirati come Ardon Jashari (quasi 40 milioni più bonus dal Bruges), Christopher Nkunku e Pervis Estupinan. Tuttavia, questi arrivi hanno creato attriti con Furlani, critico sui costi e sui tempi di alcune operazioni, evidenziando una divisione tra area sportiva e amministrativa che rischia di influenzare le scelte future
Allegri, legato al Milan fino al 2027 con opzione al 2028 e ingaggio da 5 milioni netti, chiede garanzie precise sul progetto: maggiore peso nelle decisioni di mercato, chiarezza organizzativa e rinforzi di spessore, soprattutto in difesa e attacco.




