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Pioli: «Stiamo scalando una vetta ripida, pensiamo a una tappa alla volta»

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«Sono appassionato di ciclismo, le microtappe mi piacciono. Quattro partite però sono troppe. Dobbiamo pensare a una tappa alla volta». Stefano Pioli usa la metafora migliore che potesse scegliere. Il Milan sta scalando una montagna probabilmente troppo alta per le proprie potenzialità ma ci sta riuscendo a piccoli passi. Dando tutto, spinto da una forza di gruppo che da anni non si vedeva dalle parti di Milanello. Così «pensiamo a domani, poi alle prossime. Stiamo scalando una vetta ripida» sono le parole perfette per mettere a tacere i facili entusiasmi figli del momento. Per restare concentrati sul cammino.

Il Parma, domani sera avversario dei rossoneri a San Siro, è sedicesimo in classifica ma ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto ottenere nelle prime dieci uscite in campionato: «È una squadra di buona qualità – dice il tecnico nella consueta conferenza stampa della vigilia, lui che con la città di Parma ha un particolare legame affettivo; lì è nato ed è cresciuto –. Soprattutto nel reparto offensivo, ha caratteristiche che possono metterci in difficoltà. Dovremo essere bravi più del solito quando avremo la palla, a forzare solo quando sarà giusto».

Il Milan dovrà essere bravo ancora una volta senza Ibra, che punta a tornare a disposizione mercoledì sera a Genova, così come Simon Kjaer: «Il nostro modo di giocare non è cambiato così tanto. Zlatan è un riferimento offensivo, ma sa anche legare bene il gioco e legare tra le linee con Calha che attacca gli spazi. Ogni giocatore ha delle caratteristiche. Ovviamente Rebic deve attaccare di più la profondità. Chiaro che per un attaccante è importante il gol, ma per me conta il lavoro per la squadra, i movimenti ed essere determinante. Lui lo sta facendo, anche con gli assist». E lo sta facendo molto bene anche Jens Petter Hauge, mattatore al Marassi domenica e a Praga giovedì: «Gli piace accentrarsi, ma partendo largo. Sta lavorando tantissimo ed è molto importante. La sua conoscenza dei nostri meccanismi non è ancora massimale». Sulla sinistra c’è anche Leao, rientrato in settimana: «È molto intelligente, ma a volte non trasmette questa energia e voglia che dovrebbe avere un ragazzo giovane. A volte sembra che ciondoli, in realtà è volenteroso. Io gli chiedo di giocare come se fosse nel piazzale, cercare sempre il gol. Lo sta facendo bene. Stare lontano per infortunio non è semplice, ma tornerà bene, sono sicuro».

Lo spartito è di qualità e i giocatori lo eseguono bene: «Se mi sento un direttore d’orchestra? Se intendete chi deve dare principi di gioco allora sì. I cambi che ho fatto sono stati naturali per le qualità e lo spirito dei miei giocatori. Chi si allena in un certo modo, poi gioca in quel modo. La qualità dei singoli fa la differenza, per questo abbiamo giocatori forti». Ed è per questo che il Milan oggi è primo in classifica. Ovunque. E lo sarà domani a San Siro (ore 20.45) se in novanta minuti non riuscirà a superare anche il Parma.

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