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Se il Milan degli intoccabili inizia a scricchiolare…

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Donnarumma, Kjaer, Hernandez, Kessié e Ibrahimovic: dietro ai titolarissimi di Pioli il livello si abbassa. Il mercato di gennaio dovrà colmare le lacune del “Milan B”.

Il Milan si riscopre fragile, anche se a guardare classifiche e ritmo tenuto in campo dagli uomini di Stefano Pioli “fragilità” non è certo il termine più appropriato. Il Diavolo oggi incute timore perché è un treno che ha preso velocità e che di fronte a continui scambi di binario (tra campionato ed Europa League) forse traballa un po’ ma non dà evidenti segni di cedimento. Si è visto in terra portoghese sul campo del Rio Ave, si è visto lunedì sera a San Siro contro la Roma di Fonseca. Un segnale di importante solidità che meraviglia se si pensa anche solo alle immagini dello scorso autunno, quando il Milan di Giampaolo deragliò praticamente subito alle prime curve in campionato.

C’è però un dato oggettivo che se non preoccupa – non ha alcun senso preoccuparsi adesso – mette in allerta sia Pioli e il suo staff, sia soprattutto gli uomini del Portello. Anche per questo a Casa Milan si lavora costantemente su un piano di rilancio e rafforzamento netto della Società. Lo si fa guardando a più livelli, da quello commerciale a quello più sportivo. Il dato in esame riguarda le alternative tecniche che Pioli ha (o non ha) a disposizione nei tre reparti dell’organico.

In attacco, ad esempio, manca un vero vice Ibrahimovic. L’assenza di Zlatan durante il suo periodo di isolamento è stata superata da un’eccellente apporto offensivo di tutto il gruppo (in molti hanno lasciato il segno in zona goal) ma è chiaro che un graduale equilibrio nel minutaggio là davanti (Ibra non potrà reggere questi ritmi per tutta la stagione) potrebbe mettere in risalto una debolezza evidente sulla carta. Il solo Lorenzo Colombo non può reggere il peso di tanta responsabilità. È vero, c’è anche Ante Rebic nell’elenco dei papabili, ma il croato predilige giocare da esterno o comunque affiancato da un compagno più dedito ad aggredire il cuore dell’area.

A centrocampo, poi, manca ancora un’alternativa tattica a Kessié, un elemento in grado di rispondere con carattere ad entrambe le fasi di gioco e con la stessa affidabilità mostrata dall’ex Atalanta. Franck è la freccia migliore all’arco di Pioli, tanto che dal suo crescere sul campo è nata la rimonta in campionato la scorsa stagione verso l’aggancio all’Europa League. In estate il Milan ha provato a inserire Bakayoko in spogliatoio – sarebbe stato per lui un ritorno molto gradito – ma sono mancate le condizioni economiche per porre i sigilli sull’operazione. Così il Milan ora si ritrova scoperto in mediana, con la sola opzione Tonali che però dà l’impressione di essere più un alter ego di Bennacer che una carta jolly da usare al posto di Kessié.

Se si indietreggia poi di qualche metro, la situazione in campo è ancora più complessa. Il Milan in difesa ha in Gigio Donnarumma, Simon Kjaer e Theo Hernandez tre elementi di indiscusso valore, dalle alte medie prestazionali e fino ad oggi distanti dai compagni di reparto, senza antagonisti. Godono di intaccabile titolarità. Ma Kjaer ha 31 anni sulle gambe, l’assenza di Gigio se frena – come in questi giorni di quarantena – si fa sentire e Theo è normale possa inanellare una fase di punta massima con improvvisi momenti di down. Sono tra i migliori del ruolo – se non i migliori – in Serie A. Ma alle loro spalle, a Milanello, non si segnalano vice con un identico valore tecnico: alternative altamente competitive. Un allarme evidente che tuttavia oggi non è un problema reale, anche se gli scricchiolii in porta con Tatarusanu si sono già fatti sentire. Nel mese caldo (per così dire) di novembre – quando il Milan affronterà nell’ordine Lilla, Napoli, Fiorentina e Celtic ogni tre giorni – restare sui binari giusti sarà però ancora più complicato.