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Suso, il tipico atipico

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Il ruolo in campo dello spagnolo è un mistero. Trequartista prima, esterno poi. Storia di un vero e proprio rebus.

Un rebus. Semplicemente un rebus. Il ruolo in campo di Jesus Fernandez Saez, conosciuto ai più come “Suso”. Lo spagnolo è da anni il solo a garantire un minimo di qualità palla al piede, ma resta un oggetto misterioso. O almeno in parte. Fin dal suo arrivo nel gennaio del 2015 l’ex Liverpool si è dimostrato il tipico atipico. Uno di quei giocatori che vorresti e non vorresti allo stesso tempo. Capace di risolvere match intricati grazie a lampi di genio da vero fuoriclasse; il numero 8 però sembra essere poco incline al cambiamento, soprattutto nei movimenti.

Stessa formula. Movimento senza palla ad allargarsi sulla fascia; ricezione del pallone da incontrista verso la mezz’ala e poi, palla al piede, dribbling a rientrare sul sinistro. Tutto a memoria. Sempre. Per novanta minuti. Questa sua caratteristica ha fatto da croce e delizia a tutti gli allenatori che lo hanno allenato da quando veste la maglia rossonera.

A Montella va il merito di aver quanto meno dato un senso a un giocatore che prima di allora era considerato un oggetto sconosciuto. Allo stesso il record di “esperimenti” in campo. Sotto la gestione dell’attuale tecnico della Fiorentina, Suso è stato provato da esterno prima, seconda punta poi, mezz’ala a volte, falso 9 in extremis e in rarissime occasioni anche punta fissa. Troppo. Più costante invece Rino Gattuso, che lo ha sempre e solo schierato come esterno largo nei tre là davanti.

Tornando ai giorni nostri e più precisamente a quest’estate, Giampaolo, che lo ha pubblicamente elogiato in più di una circostanza durante tutto il precampionato definendosi addirittura “innamorato” dello spagnolo, aveva imposto all’8 rossonero un ipotetico ritorno alle origini, cioè da classico trequartista libero di svariare palla al piede e obbligato a giocare in verticale e palla a terra. Risultato? KO a Udine e Milan senza idee. Meglio da esterno. Ne è una prova la sfida interna contro il Brescia dove l’assist per il gol di Calhanoglu arriva proprio da quella zona di campo e dai suoi piedi.

Resta il fatto che rimane il giocatore di maggiore qualità all’interno di una squadra che, senza, non sembra nemmeno essere in grado di avvicinarsi all’area di rigore avversaria.

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