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Un nuovo stadio per Milano? C’è chi dice “no”. I dubbi sulla Cattedrale

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L’ex vicesindaco di Milano Luigi Corbani lancia la bomba: «Si resterà con il vecchio Meazza».

Tanto atteso ma anche tanto osteggiato. Il progetto del nuovo San Siro potrebbe rivelarsi un grande bluff e aggiungersi alla non molto lodevole lista degli stadi incompiuti. Progetti faraonici nel rendering ma che sono stati affossati dallo scontro con il muro della burocrazia, come il famoso Stadio della Roma e il nuovo Artemio Franchi di Firenze. Il progetto dello stadio di Milano sembrava però ben avviato con tanto di annuncio ufficiale il mese scorso sui canali ufficiali di Milan e Inter. Dopo tanti anni, con i progetti di recupero del Meazza presentati dall’Inter di Thohir e il progetto voluto da Barbara Berlusconi di uno stadio di proprietà per il Milan al Portello, dal 2019 si è virato sull’idea di abbattere il vecchio San Siro e costruire un nuovo impianto sempre in zona da condividere tra le due storiche società meneghine.

La storia del Meazza e l’idea di Corbani

Costruito dall’allora presidente del Milan Piero Pirelli nel 1925, nel 1935 lo stadio di San Siro diventa di proprietà del Comune di Milano. A partire dalla stagione calcistica 1947-1948, si trasforma poi nell’impianto casalingo anche dell’Inter e inizia così una condivisione storica che dura ancora oggi. Il secondo anello viene edificato nel 1955 con l’aumento della capienza e un restyling della vecchia arena. I lavori durano 528 giorni senza interruzione del campionato. La stessa cosa potrebbe accadere anche prossimamente quando inizieranno (dovrebbero iniziare) i lavori di riqualificazione dell’area. Uno stadio di certo rinnovato ma che non sarà un nuovo stadio. Perché Milan e Inter continueranno a giocare al Meazza, almeno così ha spiegato a Mediaset l’ex vicesindaco Luigi Corbani e ora alla testa del Comitato “Sì Meazza”, nato per contrastare la demolizione dello storico impianto: «Del nuovo stadio si parla da anni ma non c’è nulla di concreto se non la volontà delle società proprietarie delle squadre milanesi (il Fondo americano Elliott e il gruppo cinese Suning) di fare business. I progetti presentati alla stampa non si sono mai tradotti in documenti ufficiali recapitati al Comune. E il Sindaco Sala dopo una campagna elettorale nel segno dell’ambientalismo (Giuseppe Sala ha lasciato il Partito Democratico per i Verdi) ha molto imbarazzo a gestire una vicenda che di interesse pubblico ha ben poco».

Il nodo olimpiadi e il vincolo artistico

Corbani chiarisce la sua convinzione del grande bluff citando come decisiva la candidatura del Meazza a sede ufficiale della cerimonia conclusiva delle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: «Fino al 2026 San Siro non si può toccare. Il CONI ha stabilito che nello stadio milanese ci sarà l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. E nello stesso anno scatteranno i settant’anni dalla costruzione di San Siro. Questo vuol dire che la struttura diventerà, per legge, un bene culturale. Una tutela che praticamente renderà vano ogni tentativo di abbattimento. Del resto esistono già progetti di rinnovamento dell’impianto come quello di trasformare completamente il terzo anello o di abbassare il livello del campo di gioco». I progetti citati da Corbani per riconvertire un impianto ormai vetusto sono ad esempio il “Diamante” dello studio Mascheroni o della “Galleria Panoramica” di Riccardo Aceti, entrambi che prevedono una riconversione dell’attuale terzo anello.

Uno stadio costoso ed elitario

Sempre Corbani sottolinea la vitalità internazionale del vecchio Meazza ed esprime forti dubbi sui costi del nuovo stadio visti come fuori mercato: «San Siro è uno stadio vivo e vegeto. A settembre si è disputata la finale di Europa League tra Spagna e Francia. Si giocano regolarmente partite di Champions League. Dal 2016, quando ci furono dei lavori di ristrutturazione per la finale di Champions League tra Real e Atletico Madrid, lo stadio è ai primi posti nel ranking Uefa. Poi c’è il problema conti. Quelli presentati il 21 dicembre per il nuovo impianto timbrato da Inter e Milan non tornano. Si parla di un costo complessivo per la Cattedrale di 530 milioni: per un impianto da 60 mila posti. Ogni posto a sedere costerebbe 8200 euro. Nei 29 stadi di ultima generazione, costruiti recentemente in Europa, il costo per seggiolino è stato di 3800 euro. Qualcosa non va. Altro aspetto critico: nel nuovo stadio si punta a sostituire i tifosi con un pubblico elitario. Lo dimostra il fatto che i posti executive-corporate passerebbero da 3000 a 12.500. Da qualunque parte lo si guardi tutto il progetto ha il sapore della speculazione».

La posizione di Bestetti: una fregatura sempre più evidente

A far da eco a Corbani anche il consigliere comunale forzista Marco Bestetti che su Facebook a dicembre scriveva così sul progetto di Populos criticando in particolare l’immensa area verde che dovrebbe sorgere nella zona di afflusso allo stadio: «Il problema non è tanto lo stadio in sé anche se a me ricorda più l’Auchan di Corsico piuttosto che un impianto sportivo, ma quello che ci hanno messo intorno. Milano non è più una città ma un bosco di conifere, con alberi inseriti ovunque, anche sopra le case, per fingere sia un progetto green, come va tanto di moda. Le aree di afflusso e deflusso delle migliaia di tifosi, oggi molto ampie e prive di ostacoli per esigenze di ordine pubblico, diventano viottoli di campagna, che si perdono in mezzo ad un ameno parco divertimenti tipo Gardaland, pronto ad accogliere gli ultras inglesi con giostre e altalene eco-sostenibili». Il piano con la demolizione di San Siro e la costruzione del nuovo stadio prevede inoltre di intervenire nell’area circostante con l’edificazione di torri, alberghi, uffici e centri commerciali: «E i nuovi edifici da costruire, quelli al centro del feroce dibattito sui volumi da consentire o meno alle società – aveva proseguito Bestetti – sono svaniti nel nulla, nemmeno abbozzati. Trattano Milano come se stessero giocando a FarmVille. È di tutta evidenza che questo render si avvicina più a una suggestione, piuttosto che a un progetto realizzabile. Quindi perché diffondere qualcosa di immaginifico, senza alcun ancoraggio alla realtà? Quando si sceglie l’illusionismo e la finzione scenica, significa che il prodotto da vendere e’ molto scadente. E che si tratta di una fregatura, una sola. Lo dico da tempo, ma ogni giorno che passa questo appare sempre più evidente».

Sul progetto della Cattedrale sembrano esserci quindi molti dubbi oltre all’avversione dei più romantici all’abbattimento della “Scala del Calcio”. Lo stadio nuovo non si farà e San Siro durerà altri 70 anni, questa è la convinzione di Corbani e del comitato “Sì Meazza”. Sarà il tempo a rivelarci cosa ne sarà del futuro stadio di Milano, ma il presente per Milan e Inter ha una certezza e si chiama ancora Stadio Giuseppe Meazza.

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